L’eno-gastronomia: risorsa economica per Roma e per il Lazio

In un momento come questo ove l’inquinamento e le sofisticazioni alimentari la fanno da padrone, ove manca il rispetto per la natura non solo in Italia ma in tutto il mondo ove, addirittura (la notizia è di queste ultime ore), paesi come l’Inghilterra vogliono togliere dalle confezioni di alimentari l’etichetta di scadenza dei cibi stessi, è indispensabile ritrovare la retta via dei cibi genuini e non adulterati. Uno specifico meeting è stato organizzato giorni fa all’Università Luiss di Roma, nel quadro dellAsvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), con riferimento all’agenda che prevede, fra i diciassette punti, anche il 2030 come data prefissata per debellare la fame nel mondo.

Come dice un grande chef: in cucina bastano un fornello, una pentola, un pizzico di curiosità e tanta fantasia per creare qualcosa di magico. Non è infatti indispensabile una grande tecnica ma tanta passione, molta buona volontà ed un consistente  spirito di innovazione. Le creazioni, in definitiva, dipendono dalla fortunata combinazione di materie prime ed arte.

Ogni cuoco ha, appunto, a diposizione le materie prime che sono qualcosa di prezioso e devono essere rispettate e quindi mai sprecate. Tale caratteristica è peculiare della cucina romana e laziale ove da sempre fra i fornelli si è abituati a fruire di tutte le risorse con estrema attenzione. La tradizionale  “cucina della nonna”,  può sembrare una banalità, ma è importantissima.  La stessa, miscelata infatti con l’inventiva  che spesso  i giovani sanno trovare, ha portato a lanciare  delle start up in cui sono emerse genialità promettenti  della nostra zona; in pratica per poter scrivere il futuro gastronomico occorre dare uno sguardo al passato.

Tutte le tradizioni culinarie regionali, in qualunque parte d’Italia, meritano rispetto e considerazione per le loro specifiche peculiarità ma la storia della cucina romana e laziale è un racconto  fantastico   con qualcosa di magico e profondo.

Nasce come accennato con le caratteristiche di “cucina povera”. Normalmente, degli animali, si considerano come non molto pregiati i due posteriori, un po’ meno quelli anteriori mentre le altre parti (interiora, testa coda, ecc.) giustamente, di minor valore; ed è proprio qui, invece, sui cosiddetti “quinti quarti” che, storicamente, si è concentrata l’attenzione del Lazio (ed ovviamente della Capitale).

L’ingegnosità dei romani  è riuscita perfino a  modificare consolidate tradizioni non autoctone. Ed è per questo che la famosa pizza napoletana, ormai conosciuta in tutto il mondo, ha una sua derivazione nella pizza “alla romana”: molto sottile ed ugualmente piacevole.

E’ giusto quindi premiare chi, in questo lungo periodo di crisi, è riuscito ad invertire il trend dando lustro all’intera nostra regione. Sono state infatti create  delle iniziative decisamente encomiabili: delle vere e proprie eccellenze eno-gastronomiche apprezzate anche all’estero.

Fra le manifestazioni che premiano nell’ambito della ristorazione c’è ad esempio la Restaurant Awards dove, tutti gli anni, vengono classificati i migliori ristoranti oltre che i più geniali chef della Capitale e della Regione.

L’entusiasmo ha portato molte nuove iniziative a concretizzare delle positive, nonché redditizie, aziende composte da giovani (ed anche da meno giovani) che è doveroso porre in evidenza e premiare adeguatamente segnalandone le eccellenze.

Si auspica ovviamente che tali (a volte embrionali) aziende vengano pure supportate da entità pubbliche con finanziamenti per dare alle stesse  un adeguato volano di abbrivio.

Si può quindi affermare che tutto il comparto eno-gastronomico, caratterizzato dalle più svariate sfaccettature (chef, gourmet, ristorazione, gelaterie ecc.), può essere uno degli elementi che probabilmente  porterà la nostra città  a diventare concretamente una vera “smart city”.

Quello che nasce fra pentole e fornelli
è l’alchimia di un magico momento.
In un mondo regno dello smartphone,
quando si mangia non c’è da cambiar tanto:
conta solo il saper far delle persone.
Non importa se a cucinar sia uomo o donna
ma con giudizio ed immaginazione
meglio copiar le ricette della nonna.
E senza  andar con la mente  assai lontano
fidarsi dell’estro e dell’ingegno
del cuoco sia laziale che romano.

di Angelo Brasi