Costruire un’economia e una finanza etiche: una sfida per il mondo attuale

Nel mondo di oggi si discute spesso di come migliorare qualitativamente il mercato economico globale e internazionale, ma anche di come rendere la finanza più ragionevole e razionale. Tutto ciò senza ostacolare la libera concorrenza e la crescita, anzi favorendole. Nasce così una nuova esigenza, inedita ed essenziale, ovvero costruire un’economia e una finanza etiche. Questo in parallelo col nascere e il diffondersi della diplomazia, sia economica che finanziaria, ma anche relativa agli Stati e alle Unioni continentali, alle imprese, agli stakeholders mondiali, alle istituzioni pubbliche e private.

Ecco i punti cardine da sostenere: il mecenatismo internazionale, la controversa Tobin Tax e le tasse di scopo relative alle transazioni internazionali, il superamento degli anacronistici paradisi fiscali – in un tempo di concorrenza fiscale aperta tra le nazioni -, il microcredito – tanto nel Sud del mondo come in Europa -, regole di etica laica per l’Unione Europea, per i singoli Stati e le stesse imprese – a carattere mondiale e multinazionale -. Si tratta di soluzioni idonee per proporre un nuovo assetto legislativo, fiscale ed economico finanziario, dove alla legge del più forte o del più furbo si sostituisca un sistema equo e in equilibrio. La finalità è l’evoluzione razionale in un’epoca che si evolve anche tecnologicamente, con la  digitalizzazione e l’informatizzazione high tech del mercato mondiale, delle banche e delle imprese.

In un contesto del genere spicca il ruolo positivo dell’Italia, dove è nato precocemente il sistema dei fondi e degli investimenti per la sostenibilità ambientale, con il mecenatismo finanziario delle imprese e delle banche. Nascono qui le sponsorship per l’arte, lo sport, l’ecologia, la green economy e il sostegno alle fonti rinnovabili, ma anche per la cultura, il cinema. I casi da prendere come esempio sono numerosi: la Bnl, l’Eni, Della Valle, Benetton, la Fiat, la Fondazione Roma, la Cassa di Risparmio di Firenze e tante altre società ed enti, anche collocate nel Sud. Sono casi di successo, che hanno creato un microsistema virtuoso che tuttavia può ancora migliorare. Occorre, infatti, un macrosistema di collaborazione con l’Ue e con i ministeri degli Esteri, dei Beni Culturali e dello Sviluppo Economico. E’ auspicabile un “Sistema-Italia”, a sostenibilità ambientale ed etica garantiti: un nuovo brand per il Made in Italy, etico e sostenibile, che potrebbe rivelarsi determinante per far ripartire una nuova fase di crescita.

di Leonardo Dini