Disoccupazione e inoccupazione: investire nelle reti della cultura

Gli anni passano ma l’Italia non cambia mai. L’Italia di oggi è sempre un paese pre-moderno gestito da cosche mafiose e corrotti di vario genere che si spartiscono in modo indiscriminato le risorse del paese. Uno stato spaccato e instabile dove gli onesti faticano ad andare avanti e a trovare una buona qualità della vita. Disoccupazione ed inoccupazione sono tra gli incubi peggiori che perseguitano i giovani e i meno giovani costringendoli a vivere male. Il sottomondo della disoccupazione è fatto di emarginazione, immobilismo e inutilità. Una situazione di alienazione e sofferenza mentale talmente dolorosa che è difficile da descrivere. La disoccupazione e l’inoccupazione sono come fosse comuni nelle quali i giovani sono rinchiusi senza possibilità di uscita. Uno stato debole ed una economia precaria nelle quali la fanno da padrone le organizzazioni corrotte. Le multinazionali e le banche creano gerarchie sempre più rigide. I profili di lavoro che richiedono hanno una formazione sempre più tecnica e specifica.

In Italia le imprese sono vecchie e antiquate, caratterizzate da una scarsa flessibilità, assumono personale senza seguire criteri di merito ma di familismo. Gli uffici di collocamento sono statici e inattivi. Non seguono la persona nella ricerca attiva e concreta di un posto di lavoro. Il giovane si ritrova davanti ad un sistema lavorativo fatto a scatole cinesi nel quale è difficile se non impossibile integrarsi. Vige una cultura della sopraffazione e non dell’equilibrio e dell’integrazione. In una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando oggi è sempre più importante riuscire a trovare un maggiore spirito di corpo. Bisogna investire nelle nuove tecnologie 4.0, le energie alternative, il made in italy creando imprese con gerarchie meno rigide. In tutto questo la leadership e il lavoro di rete hanno un ruolo fondamentale.

Al posto delle vecchie imprese antiquate e statiche bisogna creare delle reti di impresa più dinamiche e innovative. Il valore della cooperazione è fondamentale e va insegnato ai giovani in modo costante. Insegnare la valorizzazione delle potenzialità dell’altro da se, saper rispettare il proprio ruolo e condividere obiettivi comuni. Economia e natura, tecnologia e cultura devono essere sullo stesso piano. Le nuove generazioni dovranno lottare duramente per costruire organizzazioni meno rigide e più orizzontali. Trovare nelle difficoltà le opportunità di cambiamento e di rinnovamento. L’importanza del lavoro di rete è fondamentale per le nuove generazioni che si devono svincolare dalla filosofia gretta e chiusa delle vecchie generazioni.

Le reti di impresa devono evolversi e svilupparsi in tutti i settori dell’economia italiana, anche nel campo dell’industria culturale. Il museo e la galleria d’arte non dovrebbero più essere dei templi statici e impotenti gestiti da raccomandati ma una rete di imprese culturali organizzata da professionisti del settore che promuovono un’arte nomade, variegata e di qualità. Il curatore d’arte è un leader che consente all’artista di potersi relazionare con un insieme di artisti e gallerie eterogenei. L’arte rinasce attraverso una costante dialettica e confronto con l’altro (artisti, pubblico, critici d’arte, galleristi, collezionisti). Non più un museo tempio ma un museo foro, crocevia di un mercato dell’arte e della cultura più vario e produttivo e di un rapporto più interattivo con il pubblico.

di Piermarco Parracciani

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