Roma, nuove soluzioni per la mobilità

Lo sguardo dal di fuori  di quegli italiani che, per necessità o virtù, sono emigrati all’estero è uno sguardo rassegnato, ma pieno di idee propositive nei confronti del proprio Paese.

La società italiana soffre di un drammatico provincialismo che l’ha, col tempo, relegata in una dimensione auto-riferita, completamente avulsa dai processi virtuosi che la globalizzazione porta con se.

Ai molti problemi  che affliggono il nostro paese, in particolare al problema del traffico urbano, in verità, tante soluzioni già esistono e rappresentano l’esperienza consolidata di altri Paesi. Sono, quindi, soluzioni sperimentate ed implementate, che basterebbe semplicemente copiare, per evitare insuccessi e per utilizzare i dati altrui, nella pianificazione dei  tempi e dei costi di realizzazione. Pensiamo a Roma, la capitale d’Italia, una delle più belle città del mondo, con il suo flusso costante di turisti. Da decenni si discute della mobilità sostenibile della città con sperimentazioni fallimentari. La domanda che un italiano all’estero si pone non è perché i Sindaci non abbiano trovato una soluzione, ma perché a Roma non si gestisca il servizio pubblico come in altre città, prima fra tutte, Londra. Cominciamo dal problema del calo delle vendite dei titoli di viaggio, perché a Roma il trasporto pubblico è per il 70% gratuito. La soluzione è dire addio al biglietto e catapultarsi nel ventunesimo secolo, consentendo all’utente di utilizzare le carte di credito o delle apposite tessere ricaricabili, con tecnologia contactless.

Basterebbe installare un solo lettore vicino alla cabina dell’autista, insieme ad una telecamera che punta dritto in faccia all’utente che sale sull’autobus. Il mezzo arriva, si aprono le porte centrali e posteriori per far scendere i passeggeri e solo alla fine si apre la porta anteriore,  da cui salgono i nuovi passeggeri. Si appoggia la tessera sul lettore e si procede in avanti. L’utente che non paga il biglietto torna indietro e scende. Se tenta di forzare le regole, sappia che è sotto controllo. Le stesse tessere e carte di credito anche per l’ingresso in metropolitana. Il lettore contactless si trova ai tornelli di ingresso e di uscita dalla stazione, cosicché si proporziona il costo al tragitto percorso. Anche qui il controllo delle telecamere gioca un ruolo fondamentale.

Un aspetto sul quale siamo assolutamente deficitari, è la comunicazione e il marketing, che sembra inapplicabile al servizio pubblico. Lo scopo deve essere la fidelizzazione dell’utente, per esempio attraverso tariffe agevolate per chi utilizza più frequentemente il mezzo pubblico o affiliazioni e partnership vantaggiose con altre aziende di trasporto alternativo, come quelle di car sharing e, perché no, anche con le aziende ferroviarie. Dall’altra parte occorrerebbe disincentivare l’uso dell’auto privata in città. Per esempio attraverso l’applicazione di una tassa sul traffico, quella che a Londra chiama congestion charge, di importo variabile a seconda della zona in cui si utilizza l’auto e da applicarsi in misura crescente alla seconda o terza macchina dello stesso nucleo familiare. I piani sulla mobilità sostenibile, partono anche dalle scuole che, in quanto frequentate da studenti del quartiere, devono promuovere la mobilità a piedi o supportare quelle associazioni che provvedono all’accompagnamento degli alunni. Qualunque genitore sarebbe disponibile a sostenere un costo contenuto per questo genere di servizio e se poi quel costo fosse detraibile dalle tasse ancora meglio. Infine anche la spesa. Incentivare l’acquisto della spesa on line con consegna a domicilio nelle ore di minore congestione del traffico o nel week end. In conclusione, basterebbe farsi un giro fuori dai confini per copiare un po’ da chi si è dimostrato più capace.  Le soluzioni sono davvero a portata di mano, quello che manca è la volontà.

di Ilaria Berni

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