Per una mobilità eco sostenibile

Roma, 21 gennaio 2019, domenica ecologica. Sono fermi i mezzi privati, solo un piccolo ed effimero tentativo di abbattere l’inquinamento atmosferico ed il traffico caotico nelle grandi città. Ma da domani si ricomincia, come sempre e non si arriva ad un miglioramento efficace e definitivo se non si affronta il nodo della mobilità eco sostenibile, un aspetto tecnico, psicologico e di formazione educativa, ma soprattutto una scommessa economica da non trascurare.

Il mezzo di trasporto privato ha la stragrande preferenza dei cittadini pigri e delusi dalla inadeguatezza del mezzo pubblico, ma il parco veicoli di vecchia concezione dovrebbe lasciare il passo ai veicoli dotati di motori ibridi a basso consumo petrolifero o, il più, dove è possibile, elettrici; per iniziare quotidianamente a ridurre il pm  10 da traffico nelle città, con grande vantaggio economico e riduzione dei danni alla salute del pianeta e degli individui. E inutile riportare gli studi che vengono pubblicati sull’incremento delle malattie nelle grandi città ad alto tasso di inquinamento perché ormai è una triste certezza.

La FCA ha rotto il silenzio annunciando che per il 2020 si prevede di immettere motori sul mercato che riducano le emissioni di scarico, andiamo in questo modo verso una cultura nuova per la mobilità urbana , per ora ad opera solo di mezzi di nuova generazione importati dal Giappone.

Ma, per realizzare il sogno di respirare meglio nelle città e nei pressi delle arterie di traffico, ci vorranno altre misure in materia di mobilità che disincentivino l’uso del mezzo privato: ad esempio mezzi pubblici con tragitti brevi di quartiere, possibilmente elettrici, perché si abbandoni l’auto per andare a fare la spesa o per piccoli spostamenti. Adesso, soprattutto a Roma, i percorsi pianificati dall‘Atac sono caratterizzati da lunghi tragitti dentro la città, che, inevitabilmente, incontrano nodi di traffico allungando i tempi di attesa alla fermata.

Non c’e la cultura dell’utilizzo della bicicletta, caratteristica di alcune città del nord che sono facilitate dalla morfologia del terreno su cui sorgono.

Non si è diffuso a sufficienza il metodo del car sharing, o dell’uso collettivo di un mezzo, anche a rischio di sostenere maggiori spese per carburanti o parcheggi.

Un lungo cammino da percorrere lentamente per venire incontro al risparmio della nostra salute ed al risparmio di soldi per il proprio spostamento, partendo dalla formazione culturale e creando, a disposizione del cittadino, valide alternative al mezzo privato.

di Nicoletta Benigni