Pianificare l’economia? Roma e Lazio, due strade divergenti

La decrescita economica di Roma continua senza sosta. Dopo la paralisi del “Tavolo per Roma”, in questi giorni è stato lo stesso Paolo Gentiloni a lanciare un grido di allarme. Nel convegno  organizzato da Roberto Giachetti “Una costituente per Roma”, il premier Paolo Gentiloni sottolinea il fatto che a Roma l’attuale amministrazione non sembra esprimere il “massimo dell’efficienza”.  Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda – anche lui presente tra i relatori all’iniziativa -, aggiunge che l’immobilismo attuale non è tollerabile, con la possibilità di trovarsi davanti, tra non molto, il “cadavere di Roma”.

Il problema oramai è noto: Roma  è una città priva di visione. Il futuro è uscito di scena. La capacità di ideare soluzioni programmatiche di ampio respiro, al livello sociale ed economico, è un’utopia. Si rincorrono le emergenze, o si sponsorizzano progetti isolati, privi di qualsiasi  ricaduta sul contesto generale della città. Le piccole e medie imprese soffrono di asfissia, la disoccupazione spadroneggia e le famiglie vengono deprivate del loro avvenire. A vincere è solo l’inedia, la rassegnazione ad uno stato di decomposizione socio-economica che trascina la città verso il baratro.

Tutti gli indicatori economici di Roma testimoniano il disagio attuale. Sul Campidoglio pesa un debito storico di oltre 13 miliardi di euro. Questo è il dato economico di fondo, che rappresenta la palla di piombo che rinforza la stasi dell’economia. Poi viene il dinamismo al ribasso della città. Il Pil pro capite, tra il 2008 e il 2016, è sceso del 15%, mentre in Italia si è ridotto del 9%. Il tasso di disoccupazione è del 9,8%. I giovani senza occupazione  sono il 40,2% e i neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano, il 22,5%. Parallelamente cresce  la marginalità urbana. Quello che molti sociologi chiamano la “città sommersa”, a Roma è fin troppo in superficie. Tra gli over 65 uno su tre sono a rischio di povertà e i senza fissa dimora sono circa 15.000.

Gli unici segnali positivi provengono invece dalla Regione Lazio. In 5 anni, l’occupazione è cresciuta del 9,5%, mentre l’export nei primi 9 mesi del 2017 è lievitata del 18%. Le startup innovative sono triplicate. Molto è stato fatto anche sul fronte della green economy, del credito alle imprese, della cultura, della creatività e dell’innovazione. Ciò testimonia che lo sviluppo si crea solamente se esiste un progetto riformista in grado di gestire le criticità del cambiamento. Il disagio che caratterizza l’economia urbana oggi può essere affrontato solo se si investe nel capitale sociale: competenze, inclusione e progettualità. Questo è ciò che manca a Roma. Questo è ciò occorre per competere e crescere.

di Luigi Gentili