Neo artigianato: il nuovo Rinascimento a Roma

“Ritengo di essere stata una bambina fortunata, poiché i miei familiari, a partire da mia nonna sarta e mio padre falegname, mi hanno insegnato l’amore per il cucito, il ricamo, il lavoro a maglia; il piacere nell’ideare e costruire oggetti utilizzando legno, seghe, martello e chiodi. Il culto per l’artigianato, la manualità, il saper fare ha per me origini profonde, trasmesse quindi durante l’infanzia. Non sono diventata un’artigiana, mio malgrado. Ho conservato ad ogni modo, nel mio piccolo, quel saper risolvere problemi pratici, concreti: il così detto problem solving indispensabile nelle abilità curricolari richieste di questi ultimi tempi”.

Quando si parla di neo artigianato in Italia e soprattutto a Roma, non posso che essere d’accordo con l’idea che sia assolutamente necessaria una politica che sia capace di ritrovare e riportare in primo piano gli antichi valori dell’uomo, coniugandoli con il presente.

Ne Il Manifesto per il Made in Rome proposto da un gruppo di architetti, artigiani e studiosi romani, si sta cercando di riportare la capitale ad essere quel polo culturale ed evoluto che la caratterizzava fino a pochi decenni or sono. Viene posto in evidenza come la scomparsa delle piccole botteghe artigiane, sia in centro che in periferia, abbia dissolto una parte produttiva ed economica nonché di aggregazione sociale. La bottega, a mio avviso, è quel luogo dove si formano valori etici e morali, dove la collaborazione ed il passaggio formativo generazionale è inevitabile quanto indispensabile. La passione e la cura di ciò che si fa è un impulso primordiale: le mani come strumento di pensiero che esplorano e comprendono il mondo prima di trasformarlo e re-inventarlo.

La formazione, dunque, elemento fondamentale nella “costruzione” dell’uomo e della sua personalità ed individualità, emerge prepotentemente in questi luoghi che hanno forte necessità di una nuova considerazione e fattivo rilancio. Soprattutto occorre rendere i giovani maggiormente consapevoli avvicinandoli, attraverso un’adeguata informazione, a questi mondi che possono dar loro la possibilità di far emergere potenzialità creative nascoste, traducendole in attività lavorativa. Un neo artigianato che vuole essere al passo con i tempi, coniugando le nuove tecnologie informatiche con materiali e creatività; promuovendo rete d’impresa; incontrando i nuovi maker e ritrovando così l’antico spirito associazionista che vede nella nuova era digitale ed informatica una caratteristica comune.

In uno dei punti del Manifesto è indicato in paradigma artigianato-creatività-innovazione, dove l’artigianato non viene solo considerato come un’attività economica, ma “fenomeno etno-antropologico, sociale e culturale, che anima e caratterizza la vita e l’identità di una comunità e del suo territorio”.

Artigianato, economia, cultura, nuove tecnologie possono essere coniugate tra loro in modo ecologico ed altamente innovativo. Alcuni luoghi di Roma per poter attivare e sviluppare questo tipo di iniziative sono già stati individuati da tempo, come ad esempio Le Botteghe del San Michele a Ripa. Un coinvolgimento maggiore e concreto con tutti i soggetti interessati e le istituzioni pubbliche preposte è auspicabile in tempi brevi, per non lasciare che anche le poche maestranze rimaste ed i giovani che vogliono avvicinarsi alle “arti e mestieri” possano incontrarsi nuovamente e dar vita ad un vero e proprio Nuovo Rinascimento.

di Cinzia Carraro