Cinecittà, al via il primo polo italiano dell’industria audiovisiva. Intervista a Roberto Cicutto

Negli ultimi anni il polo industriale di Cinecittà ha subito pesanti contraccolpi. I problemi che l’hanno afflitto sono molteplici: dall’indebolimento della vocazione produttiva al debito, dal calo del fatturato alla crisi con le maestranze. Quella che può essere considerata la più importante industria cinematografica europea è stata sottocapitalizzata. Ora, con il ritorno al pubblico, per Cinecittà si apre un nuovo orizzonte. Un nuovo piano industriale per fare di Roma il punto di riferimento dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. Ne parliamo con Roberto Cicutto, presidente di Istituto Luce Città, che ci spiega il nuovo assetto di Cinecittà.

Presidente, qual è il trend globale che caratterizza oggi l’industria cinematografica e dell’audiovisivo?
Senza dubbio negli ultimi anni è fortemente aumentata una consapevolezza industriale da parte di tutti gli attori della filiera audiovisiva. Questa consapevolezza è una delle ragioni per cui la politica (in particolare il Ministro Dario Franceschini, ma in generale tutto il Parlamento) si è fatta promotrice di una nuova legge di sistema che presiede a tutta la filiera dell’audiovisivo. Percorso che con i decreti sugli obblighi di investimento e di programmazione da parte delle televisioni ha chiuso un percorso importante. Sta oggi agli i imprenditori (produttori di film, fiction televisive ma anche cortometraggi documentari e finanche i videogame) utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dalla legge e dare nuovo impulso a un processo già’ iniziato da anni che vede imprenditori privati, cinema pubblico e -oltre al MIBACT- il ministero dello Sviluppo economico, uniti in uno sforzo di promozione internazionale che non ha precedenti.

Per una città come Roma che peso ha il polo industriale di Cinecittà?
Direi che Roma e il Lazio sono il polo industriale audiovisivo più’ importante d’Italia e fra i più’ importanti in Europa. Portare Cinecittà all’interno del sistema perché divenga volano per rafforzare l’industria e laboratorio di sperimentazione di nuove tecnologie e nuovi linguaggi può rappresentare l’anello mancante per una risposta moderna e competitiva che in Italia mancava da molto tempo.

Per quali ragioni Cinecittà è tornata in mano pubblica?
Perché solo combinando le attività di carattere generale che Luce Cinecittà già’ svolgeva (conservazione e diffusione dell’Archivio storico Luce, promozione all’estero del cinema contemporaneo e classico, sostegno alle opere prime e seconde ai film difficili) con le attività’ puramente industriali dei teatri di posa e dei laboratori di postproduzione (video e suono) si può rilanciare un polo che può contare sul finanziamento pubblico (generatore comunque di ricavi, per esempio attraverso lo sbigliettamento del costituendo  Museo Italiano del Cinema e dell’Audiovisivo) e su ricavi propri dell’attività’ industriale, dopo un processo di riammodernamento e rafforzamento delle strutture esistenti e la costruzione di nuovi teatri di posa al passo con la domanda internazionale.

Ci descrive brevemente gli obiettivi del Piano di sviluppo e gli investimenti previsti?
Nell’arco di tre anni saranno investiti circa 28.000.000 di euro. Parte per manutenzioni straordinarie e investimenti tecnologici, parte per la costruzione di due nuovi teatri di oltre 3.000 mq, l’apertura alla formazione in collaborazione con il CSC in formato Erasmus (scambi e ospitalità’ con studenti di altri paesi), costruzione di un polo per il videogame. Non dimentichiamo che molte professionalità’ interne erano a rischio licenziamento e che con la riapertura del laboratorio di sviluppo e stampa per il restauro analogico e per coloro che vogliono lavorare con la pellicola si creeranno nuove possibilità’ di impiego e preservazione di mestieri in via di estinzione.

Nel “Tavolo per Roma” del Mise c’è attenzione per Cinecittà e per l’industria dell’audiovisivo?
C’è un capitolo che parla di industria creativa all’interno del quale Cinecittà ha un ruolo importante per lo sviluppo industriale e di innovazione della città’ ma anche per la proposta culturale che può offrire.

Come si riposizionerà Cinecittà rispetto alla concorrenza internazionale?
In modo positivo, grazie allo sviluppo straordinario della produzione del prodotto seriale televisivo – legato ad una grande attenzione alla qualità -, ma anche con gli incentivi fiscali che possono attrarre produzioni internazionali e con l’integrazione dell’offerta dei servizi interni legati all’unicità delle location – che offre il nostro territorio -. In generale, per quanto concerne il Paese intero e l’area del Mediterraneo, Cinecittà può diventare centrare rispetto alle offerte degli altri Paesi che hanno investito negli anni, mentre da noi le cose sono rimaste piuttosto ferme. Grazie a un piano industriale condiviso dalle associazioni professionali, dai sindacati e dalla politica credo abbiamo le carte in regola per farcela.

di Luigi Gentili