Austria: l’ultradestra va al governo

La “Brexit dell’Est” si rafforza. In Austria il neo governo di ultradestra, formato dai due partiti dell’Ovp e del Fpo ha una matrice euroscettica. E’ vicino all’Est dei Paesi di Visegrad: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. La linea politica è chiara: il rifiuto categorico verso l’accoglienza dei migranti voluta da Junker, il Presidente della Commissione Ue.

Secondo le opinioni correnti sarebbero forti le relazioni tra il cancelliere austriaco Kurz e l’Ungheria di Orban, sempre più in contrasto con Bruxelles e con la Polonia di Kaczynski, ideatore della modifica autoritaria nella  magistratura. E’ messa così ulteriormente in crisi la politica europea di rilancio dell’integrazione voluta da Macron. Il motivo principale sembra essere il timore nato dalle quote obbligatorie di ricollocamento dei migranti.

La politica del nuovo esecutivo ha diversi punti fermi: maggiore polizia nelle strade, rafforzamento del controllo nelle frontiere, nessuna tassa su patrimonio ed eredità, limite agli aiuti economici di base e agevolazioni per la promozione dell’energia derivata da fonti rinnovabili. Il programma prevede inoltre la necessità, da parte degli immigrati, di imparare il tedesco e l’ingresso nel Paese per chi ha un’occupazione. L’orario di lavoro massimo aumenterà da 10 a 12 ore giornaliere. Sul versante dell’economia, la crescita sarà affidata ai tagli fiscali per 12 miliardi di euro.

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