Innovazione e lavoro: come cambia la Pubblica Amministrazione. Intervista ad Angelo Rughetti

Il lavoro pubblico sta subendo profonde trasformazioni. Molte le novità dal Governo, e l’innovazione diventa centrale nella Riforma della Pubblica Amministrazione. Chiediamo ad Angelo Rughetti, Sottosegretario al Ministero della Pubblica Amministrazione e alla Semplificazione Normativa, di descriverci i cambiamenti in atto.

On Rughetti finalmente è stata varata la Riforma del lavoro pubblico, quali le novità principali?
La riforma della PA, varata lo scorso maggio in attuazione della legge delega n. 124/2015, tocca alcuni
punti essenziali della disciplina del lavoro pubblico: il rapporto fra legge e contratto, rivisto in un’ottica
di maggiore equilibrio, le modalità di programmazione dei fabbisogni di personale, rese più agevoli e
funzionali alle reali esigenze di ciascuna Amministrazione, le modalità di svolgimento dei concorsi; i
procedimenti disciplinari, resi meno formali e più incisivi; i sistemi di valutazione. Abbiamo affrontato
i nodi principali, toccando quelli che negli anni si sono rivelati i nervi scoperti della PA. Ed ora, fatte le
norme, ha preso avvio la fase dell’implementazione concreta.

Come saranno regolati i nuovi ingressi nella PA?
Intanto, stiamo ponendo le basi per un reclutamento “ordinato” e “flessibile”: ogni amministrazione
valuta i propri fabbisogni nell’ambito di una dotazione non più rigida ma modulabile in base alle
proprie esigenze, sulla scorta delle Linee di indirizzo elaborate dal Dipartimento per la funzione
pubblica che assume così un ruolo importante di orientamento e guida. Contestualmente, siamo
potenziando il sistema del concorso unico per profili professionali trasversali. Per dirla con parole
semplici: margini di intervento per ciascuna Amministrazione maggiori, ma con una visione d’insieme,
che coinvolge la PA nella sua interezza. Veniamo da anni in cui ogni PA ha agito per compartimenti
stagni e questo ha creato molte disfunzioni in termini operativi, soprattutto dal punto di vista del
cittadino. E’ ora di voltare pagina.

Di quante unità stiamo parlando e dove?
La PA italiana è anziana: nel 2015, su un totale di 3 milioni di dipendenti pubblici, poco più di 400 mila
hanno 60 ed oltre. Considerando il trend medio di cessazioni, negli anni seguenti avremo una
fuoriuscita di circa 81.000 unità annuali. Parliamo di numeri importanti e di esigenze di ricambio non
più rinviabili, da gestire con estrema attenzione non solo ai numeri ma soprattutto alla qualità delle
professionalità che occorrono per spingere i processi di ammodernamento e di innovazione delle PA.
Le innovazioni in termini di reclutamento di cui ho già parlato vanno proprio in questa direzione.

Un tema delicato è quello dei precari: possiamo dire che con le nuove norme supereremo questo triste capitolo?
Nel decreto sul pubblico impiego abbiamo inserito una norma di carattere straordinario che consente
alle PA che hanno precari storici ed – evidentemente – esigenze di organico durature, di assumerli a
tempo indeterminato, nel rispetto del pubblico concorso. Rispetto agli anni passati, nei quali pure
sono stati fatti diversi tentativi per risolvere questo problema, abbiamo adottato un approccio
complessivo, dotando le Amministrazioni di strumenti concreti di intervento per risolvere il problema.
Sono quindi molto fiducioso sui risultati che potremo vedere da qui a breve, al termine di questo
processo.

Riparte finalmente la contrattazione nel pubblico impiego: con quali aspettative?
La contrattazione dopo anni di blocco è ripartita non solo perché ce lo ha imposto la Corte
Costituzionale, ma perché il Governo vuole investire nel lavoro pubblico. Per questo motivo lo scorso
30 novembre 2016 abbiamo siglato un accordo importantissimo, prendendo con il sindacato dei
precisi impegni economici pienamente onorati nella Legge di Bilancio per il 2018. Ora stanno
partendo i tavoli delle trattative ed auspichiamo una chiusura rapida e proficua, sia per i lavoratori che
per le Amministrazioni, da troppo tempo ingessate in regole non più attuali e funzionali: parliamo, solo
per citare alcuni temi, di welfare aziendale, di previdenza completare, di lavoro flessibile, ecc. Il
contratto può essere un’occasione ed uno strumento importantissimo di innovazione.

di Corrado Alberto Cutrufo