L’industria alla ricerca di super periti 4.0

Le università e gli istituti tecnici devo essere le punte avanzate delle sfide che ci attendono. Per raggiungere questo obiettivo occorre una maggiore integrazione tra il mondo dell’istruzione e quello dell’impresa. E’ questo il messaggio cardine emerso nella giornata nazionale “Orientagiovani” di Confindustria, giunta alla 24esima edizione. L’industria 4.0 sta spingendo il settore manifatturiero verso una profonda trasformazione tecnologica, e le figure professionali idonee a questo passaggio strutturale dovranno essere formate con avvedutezza.

Occorrono super periti e laureati 4.0: economisti, statistici, ingegneri, per sostenere l’innovazione e lo sviluppo. Nei prossimi 5 anni nel settore manifatturiero più avanzato serviranno 200 mila nuovi lavoratori. Le professioni più richieste sono quelle scientifiche e tecniche, che comprendono il 39% del fabbisogno complessivo. Il 21% di questi lavoratori sarà occupato nel comparto dei servizi.

Molti di questi profili, però, per le imprese sono difficili da reperire sul mercato. Oltre un quinto delle aziende ha infatti difficoltà ha trovare le professionalità necessarie. Un vero e proprio dilemma, questo, considerando anche l’alto tasso di disoccupazione tra gli under 25, superiore al 35%. Su questo versante, peggio dell’Italia si collocano soltanto la Spagna e la Grecia.

Anche la filiera professionalizzante è ristretta.  Esistono gli Its, le super scuole di tecnologia post diploma – dove l’80% degli studenti trova impiego in breve tempo -, ma restano una realtà di nicchia. Sono  frequentati solamente da circa 8.000 studenti. Paesi come la Germania, la Francia o il Regno Unito hanno percentuali molto più alte. Ciò che viene ribadito è quindi una maggiore interazione tra istituti di istruzione  e mondo produttivo, oggi scollegati, per facilitare e dirigere le scelte professionali dei ragazzi e combattere il livello stratosferico della disoccupazione generazionale.

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