La lezione dei “guru” del management

Essere guru significa indicare una strada. Il guru è colui che ci propone una direzione da seguire. Il guru ispira e indirizza le persone, rafforzando la sicurezza che è dentro ad ognuno. Nel management, come nelle religioni o in politica, il guru da la carica per andare avanti, fornendo i principi guida alla base del comportamento. Se non esistessero i guru, il management sarebbe una disciplina fredda, fatta di numeri e di regole, priva di quella dimensione emotiva e sentimentale importante per dirigere le strutture organizzate.

Tanti sono i guru, nel management provenienti in prevalenza dal mondo anglosassone e nipponico. Ricordiamo tra i tanti guru anglosassoni Peter Drucker, teorico della direzione per obiettivi o Tom Peters, ispiratore dell’impresa a-gerarchica. Ci sono poi Warren Bennis, promotore della leadership trasformazionale, Michael Porter, analista del vantaggio competitivo o Charles Handy, con i suoi dei del management. Tra i nipponici ricordiamo Kenichi Ohmae, divulgatore dalla strategia giapponese del business globale o Ikujiro Nonaka, con i suoi studi sull’apprendimento organizzativo.

I guru del management non sono soltanto personaggi contemporanei. Molti guru provengono dal passato, e hanno tanto da insegnare ai manager di oggi. Basta pensare ad Aristotele con il suo governo misto, a Thomas Hobbes del Leviatano o a Kar Marx del Capitale. Nella gestione aziendale si apprende anche attraverso la comparazione con le organizzazioni del passato. Questa contaminazione temporale facilita il lavoro creativo e l’inventiva delle risorse umane, migliorando la possibilità di poter esercitare il management in ambienti complessi.

Esistono guru del management italiani? Si, anche se non sono numerosi tra i contemporanei, sopratutto al livello  internazionale. Classico è l’esempio di Niccolò Machiavelli, divenuto un caso-studio in molte business school straniere, sopratutto per la descrizione data alle capacità del Principe di gestire il potere. Ci sono poi anche Vilfredo Pareto, con la nota legge 20/80 o Antonio Gramsci, con l’analisi e lo studio dell’egemonia.

Grandi personaggi e grandi idee, dunque, a cui il management dovrebbe ispirarsi più spesso per accrescere le proprie capacità e abilità. Sopratutto oggi, in un epoca ricca di cambiamenti e di instabilità. La lezione dei guru, al livello manageriale, insegna che per andare avanti occorre rompere gli schemi della routine e guardare avanti. Impresa non facile da intraprendere, sopratutto quando per dirigere un’impresa si usa troppa praticità e poca immaginazione.

di Alfred Taylor

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