Occupazione 4.0, idee e prospettive

La quarta rivoluzione industriale sta ridisegnando il futuro del lavoro. I robot, che caratterizzano i settori dell’economia ad alta tecnologia, creano opportunità ma anche problemi. E’ per questo motivo che l’industria 4.0 ci spinge ad interrogarci su alcune questioni cruciali. Il lavoro monotono e pesante si ridurrà? I posti di lavoro, con le nuove tecnologie, diminuiranno? Quali saranno le nuove professionalità emergenti? Tutto dipenderà da come i governi e la politica affronterà questo nuovo universo in espansione. Molto si può fare, se le èlite che controllano il mondo economico adotteranno misure strategiche e avvedute.

Le proposte politiche prevalenti, di destra e di sinistra, possono essere collocate tra due estremi. Si va dalla richiesta di ridurre il tempo lavorativo per tutti, a parità di salario, fino all’opportunità di aumentare gli incentivi e gli sgravi fiscali per gli investimenti 4.0. Misure contraddittorie, queste, che denotano l’incertezza che caratterizza un trend nuovo e difficile da trattare. Ridurre il lavoro e aumentare la produzione, per espellere persone dal mondo lavorativo, mentre questo si sviluppa, che soluzione è?. Come si può creare un meccanismo produttivo che si ingrandisce lasciando fuori le persone, creando una frangia del sociale che vive in un mondo recluso dal progresso produttivo?

Forse sarebbe meglio puntare su una politica inclusiva. La formazione è uno strumento importante. L’industria 4.0 crea nuove professionalità, e su queste occorre orientarsi. I giovani sembrano sempre più orientati a digitalizzarsi, attraverso l’utilizzo costante di internet e apparecchi elettronici progrediti. La base cognitiva esiste, si tratta di aggiornare ed ampliare i percorsi di studio di chi decide di intraprendere una professionalizzazione al passo con i nuovi tempi.

Il problema non è ridistribuire il lavoro, quindi, lavorando meno e tutti, quanto piuttosto creare nuove possibilità di inserimento. Con scelte espansive si possono creare 42mila nuovi posti di lavoro all’anno, per bilanciare la perdita prevista di posti automatizzati. E’ necessario un piano di investimenti in capitale umano, per il lavoro 4.0. Da questo punto di vista, le politiche attive per il lavoro sono di aiuto: rete formativa, istruzione, alternanza scuola-lavoro, politiche di accompagnamento, servizi al mercato del lavoro. Sono indispensabili anche il supporto alle star up e correzioni per la contrattazione aziendale. Il punto fondamentale resta però l’attenzione verso lo sviluppo di nuove professioni. La Commissione Europea stima fino a 450.000 nuove figure professionali con competenze multidisciplinari-digitali, materiali, legate alla manifattura attiva, alla biotecnologia, alla nanotecnologia e alla fotonica. Occorre guardare avanti, per creare lavoro 4.0 senza ridimensionarne l’espansione quantitativa.

di Nicola Rossi

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