L’Austria sterza a destra

L’Austria svolta a destra.  Nelle ultime elezioni del 15 ottobre vince il partito popolare guidato da Sebastian Kurz con oltre il 31% dei voti. Con i suoi 31 anni, l’ex ministro degli esteri austriaco si accinge così a diventare il primo millenial alla guida di un Paese europeo. Tuttavia, il partito popolare non ottiene abbastanza voti per poter governare in modo autonomo. Al secondo posto, con il 27,4%, si posiziona l’estrema destra del Fpoe di Heinz Christian Strache, mentre al terzo posto figurano i socialdemocratici, finora al governo con il partito popolare, con il 26,7%.

Con la scomparsa dei verdi, il Parlamento di Vienna si trova così a dover scegliere tra due combinazioni politiche per poter formare il governo. La prima è la riedizione della grande coalizione tra popolari e socialisti. Scelta non facile, visto che il partito di Kurz si è contrassegnato nelle ultime elezioni per una forte critica anti-immigrazione. La seconda soluzione, invece, prevede un’alleanza destra-destra, con un governo formato da popolari e liberalnazionali. Visto che i programmi tra i due partiti sono molto simili, le potenzialità per questa seconda soluzione non sono poche. Tra l’altro, Kurz non sembra aver speso alcuna parola a favore dell’Europa.

Indipendentemente dalla coalizione di governo che nascerà, l’Austria si prepara ad un’ulteriore svolta conservatrice, rafforzando le proposte politiche anti-immigrati e anti-Europa.  Ciò significa maggiori controlli ai confini e rafforzamento dei sentimenti identitari e nazionalisti. Un’escalation, questa, alquanto problematica, sopratutto in un momento in cui le scelte sovraniste minacciano il futuro dell’Europa. In una conferenza stampa, Angela Merkel afferma che la vittoria di Kurz non va imitata. Per la cancelliera tedesca i problemi europei non vanno risolti come si fa in Austria. Nel frattempo, però, un nuovo Paese va ad allungare le fila del gruppo di Visegrad, insieme a Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca Slovacchia.

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