Il super-euro e i contraccolpi per l’economia romana

Il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro cambia radicalmente il funzionamento dei sistemi competitivi. Il super-euro ha ormai preso quota. Il cambio euro/dollaro ad agosto raggiunge il livello 1,1977%. Iniziano così a prendere forma le prime aspettative degli economisti e degli imprenditori sull’impatto nell’economia. Per la maggior parte dei presenti all’ultimo Forum Ambrosetti, la valutazione non è del tutto rosea: per il 36,7% di coloro che hanno risposto ad un sondaggio, nei prossimi mesi il cambio euro/dollaro si rafforzerà. E’ un pronostico difficile da fare, le variabili in gioco sono diverse. Molto dipenderà dall’esito delle prossime elezioni in Germania o dal trend della crescita economica al livello globale. Un dato però sembra certo: nel breve periodo le ripercussioni in Italia non dovrebbero avere un grande impatto. La soglia di incidenza sull”export è minima, e l’aumento dei consumi interni dovrebbe compensare eventuali diminuzioni delle  vendite all’estero.

Il problema si presenterebbe piuttosto per la città di Roma e la sua area metropolitana. Infatti, il super-euro implica un aumento dei prezzi per compensare la riduzione delle esportazioni. In passato, quando l’eurodollaro arrivava a quota 1,50, l’export italiano continuava ad andare avanti grazie all’adattamento dei prezzi di vendita al cambio. Questa strategia oggi è superata. Possono permettersela solo alcuni settori produttivi specifici, come i mercati di nicchia o il Made in Italy dove il brand è riconoscibile. Il potere di imporre i prezzi è impraticabile per molti settori dove la concorrenza è elevata. La reattività dell’export al tasso di cambio resta per la maggior parte delle imprese un ricordo del passato, e la competitività si sposta dai prezzi ai prodotti. E’ per questo che la macchina produttiva subisce una metamorfosi. Al livello globale, essa si baserà sempre più sulla qualità piuttosto che sui prezzi.

Per una città come Roma ciò significa riscontrare un ulteriore peggioramento sul fronte competitivo. La Capitale, infatti, in un momento in cui i sistemi urbani sostituiscono gli Stati sul fronte della competitività, perde colpi. La qualità è un attributo che sta sparendo dal tessuto produttivo  di Roma. Il commercio si declassa con negozi di souvenir, pizzerie a taglio, mini market e frigittorie. Le PMI si riducono ad attività di sussistenza, con il proliferare di piccole imprese individuali a basso reddito e attività di rendita. Il turismo diventa low cost, con la recettività extra-monumentale quasi inesistente. L’industria arranca, con la crisi dei due poli produttivi della città, quello dell’audiovisivo di Cinecittà e il Tecnopolo Tiburtino, abbandonati entrambi all’incuria e al dissolvimento. La città perde attratività e con i cambiamenti valutari al livello europeo e internazionale la situazione è destinata ad aggravarsi. La riconversione qualitativa delle attività urbane, a Roma, diventa pertanto un’emergenza che non può continuare ad essere lasciata al caso.

di Luigi Gentili

 

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