Il manager nell’incertezza

Svolgere l’attività di manager oggi è alquanto difficile. Sopratutto in un paese come l’Italia, dove esistono dei limiti enormi che ne ostacolano lo sviluppo. La disciplina manageriale finisce così per assumere un ruolo sofferto quando dovrebbe essere valorizzata e supportata con grande coraggio. Si naviga nell’incertezza, e ciò produce un freno allo sviluppo delle PMI.

Ci domandiamo allora cos’è che impedisce di esercitare in modo ottimale l’arte di dirigere. Quali sono i maggiori ostacoli al management?

Innanzitutto c’è la tassazione, che soffoca la spinta agli investimenti e la capacità di assumere personale. In Italia le tasse sono altissime, e aumentano ogni giorno di più. Con un livello stratosferico di tassazione è pressochè impossibile dirigere in modo efficace un’impresa. Ci si sente soffocati e inibiti.

Altro fardello pesante per i manager italiani è la burocrazia. In Italia la burocrazia ha un impatto sulla gestione aziendale enorme. Chiedere un’autorizzazione o smaltire una pratica diventa un’operazione kafkiana. Ecco allora che a risentirne è la decisionalità. La burocrazia infatti impedisce di decidere, e senza decisioni non si può esercitare il management. Ci si sente come i protagonisti delle opere di Kafka: impotenti e strangolati da un mecanismo che non si controlla.

In Italia manca poi la cultura del management. Esso viene sottovalutato. Per tale motivo le imprese ritengono non necessario investire nella professionalità manageriale. Allora si improvvisa. Chiunque può fare il manager: zie, nipoti, amici e conoscenti. Ciò ha un contraccolpo negativo nella pianificazione aziendale e nella risoluzione di problemi. Chi non possiede una solida cultura manageriale non è in grado di gestire la crescita organizzativa, e quando incontra un problema si blocca o la sorvola. Ci si ritrova allora davanti i problemi reinviati, accresciuti poi  combinarsi di altri problemi irrisolti nel corso del tempo.

Esiste infine il problema dell’atomismo aziendale. Le PMI in Italia sono autonome, indipendenti, fanno fatica a collaborare. Il lavoro di rete è visto con discredito e avversità. L’azienda familiare è al centro del mondo. Guicciardini è il profeta di una visione aziendale ristretta e ottusa. In un’epoca globale, però, ciò ha un carattere dirompente. L’incertezza, che caratterizza l’economia di oggi, richiede cooperazione e lavoro di rete. Se ciò non avviene, le imprese, e con esse l’intero sistema competitivo, collassano.

di Alfred Taylor

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