Roma e i mancati investimenti

Sono diversi i Paesi extra-europei, come la Cina, che estendono incessantemente i propri investimenti. Ciò induce tre nazioni, Italia, Germania e Francia a invitare la Commissione Europea di limitare le acquisizioni di aziende nazionali ritenute strategiche. La richiesta prevede il rafforzamento del “golden power” per proteggere il controllo societario da scalate straniere. Questo avviene in un momento in cui altri Paesi, Italia in primis, navigano sul versante opposto: ovvero riducono gli investimenti pubblici. In Italia questi sono più bassi rispetto a molti altri Paesi come la Francia – che è addirittura al disopra della media europea -, la Spagna o la Germania. Nel 2016 gli investimenti pubblici in Italia si sono ridotti del 4,5% rispetto l’anno precedente (dati Istat). Discesa evidente sopratutto nei Comuni (meno 15,2%), con il primato di quelli del Sud (meno 31,6%)  e nelle Regioni (meno 16%).

I Comuni sembrano quindi i più penalizzati, sebbene il “patto di stabilità intero”, che obbligava gli enti locali a creare un certo avanzo tra entrate ed uscite, abbia fatto il suo corso. L’austerity ha subito un alleggerimento, ci si ferma al solo obbligo di pareggio, eppure gli investimenti in infrastrutture, strade e opere idriche sono minimi. Per molti Comuni esiste il problema del debito, è vero, ma le politiche di rientro ci sono? Queste sono compatibili con un piano di sviluppo urbano? Il debito alto, in assenza di investimenti e con un’economia stagnante, nel lungo periodo aumenta, e con esso le tasse e la disoccupazione.

Il caso di Roma fa scuola. La politica anti-investimenti – pubblici e privati -, praticata dal Campidoglio evidenzia giorno per giorno i danni provocati nell’economia della città. Fermare gli investimenti, anche quelli privati, cha al momento dovrebbero avere la priorità per una città super indebitata, rischia di far implodere un sistema produttivo già in crisi. Il recente risarcimento danni di 328 milioni di euro per la vicenda delle Torri dell’Eur, rischia di mandare in tilt il bilancio capitolino. Per non parlare di cosa succederebbe se dovessero concretizzarsi anche altre due richieste di risarcimento: quella relativa al blocco dei lavori nella Città dei Giovani presso gli ex Mercati Generali di via Ostiense e quella concernente lo  stravolgimento del piano di rilancio dell’ex Fiera di Roma.

Tre grandi ostacoli agli investimenti economici nella città, che secondo alcune stime potrebbero addirittura portare la cifra del risarcimento a oltre 1 miliardo di euro. Se a ciò si aggiungono i mancati investimenti dovuti al ridimensionamento dello Stadio della Roma a Tor di Valle, la somma diventa stratosferica. Le conseguenze più immediate saranno un inasprimento delle tasse, già altissime, e la mancata creazione di migliaia di posti di lavoro. Il peggioramento delle periferie romane fa così un passo avanti, e con esso l’incapacità di governare un sistema economico abbandonato a se stesso.  La politica degli investimenti necessita di ritornare al centro del dibattito politico, e con essa la ristrutturazione delle partecipate e la bassa qualità del sistema produttivo. Sono queste le emergenze economiche del momento.

di Luigi Gentili

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