Mappando Roma. L’economia della capitale spiegata attraverso le mappe locali

Mapparoma [http://mapparoma.blogspot.com] è un progetto di ricerca che esattamente da un anno propone dati e mappe sui quartieri romani, per fornire chiavi di lettura su come cambia la città e i romani che la vivono, a politici, amministratori, giornalisti, ricercatori, associazioni e cittadini. Finora sono state pubblicate 17 mappe, dedicate all’urbanistica, alla demografia, al sociale, all’economia, ai servizi e alle elezioni, dove l’unità di analisi sono le 155 zone urbanistiche in cui sono suddivisi i municipi, quindi con il massimo dettaglio territoriale possibile. Tutti i dati sono di fonte anagrafica o censuaria, oltre ad alcune indagini su temi specifici, e insieme alle mappe sono resi disponibili in formato aperto (open data) e liberamente riutilizzabili. I curatori del progetto sono Keti Lelo e Salvatore Monni dell’Università di Roma Tre e Federico Tomassi dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

Molti cambiamenti sono avvenuti a Roma negli ultimi 15-20 anni. Le giunte Rutelli e Veltroni, dal 1993 al 2008, sono state celebrate come “Modello Roma”, ossia un processo di cambiamento strutturale basato sull’economia della conoscenza e orientato verso le nuove tecnologie, il turismo di massa, la finanza, i servizi avanzati, l’audiovisivo, la cultura e la ricerca. In effetti questo modello ha portato risultati positivi – almeno fino allo scoppio della crisi economica globale – in termini di crescita del PIL, reddito pro capite e flussi turistici. Tuttavia, questi sforzi non sono stati in grado di contrastare efficacemente le disuguaglianze e le polarizzazioni che sono emerse in varie direzioni: condizioni sociali ed economiche, sviluppo edilizio, consenso politico ed elettorale. In particolare, la crescita economica non si è diffusa in maniera omogenea tra i diversi quartieri e i vari gruppi sociali: i benefici del “Modello Roma” sono stati acquisiti soprattutto dai ceti sociali medio-alti nei quartieri centrali e benestanti, mentre le periferie ne hanno guadagnato ben poco.

Le mappe sulla demografia forniscono alcuni elementi di contesto. La densità di popolazione diminuisce con l’aumento della distanza dal centro, rispecchiando la struttura fortemente monocentrica del sistema urbano. Le zone urbanistiche periferiche sono quasi sempre caratterizzate da indici di densità bassissimi, ad esclusione del quadrante est, da sempre il più urbanizzato. La variazione percentuale della popolazione tra il 2001 e il 2011 indica invece la tendenza verso l’aumento di abitanti nei quartieri periferici, associata alla loro diminuzione nei quartieri centrali. Le dinamiche della popolazione si intrecciano con le caratteristiche delle famiglie che abitano nei diversi quartieri. Per la numerosità dei nuclei familiari emerge una netta distinzione: poiché vivere al centro costa troppo, ad essere costrette fuori dal GRA sono soprattutto le famiglie numerose. Anche per le fasce d’età il GRA divide nettamente una “terra dei giovani” rispetto alla città consolidata, con un’elevata quota di persone anziane.

Le dinamiche e le caratteristiche demografiche condizionano la composizione socio-economica dei diversi quartieri, e in primo luogo l’incidenza dei titoli di studio. L’istruzione è un fattore cruciale nelle opportunità sociali ed economiche delle persone, nonché uno degli indicatori distribuiti in maniera maggiormente diseguale nel territorio urbano. Le distribuzioni di residenti in possesso di laurea e di quelli con licenza elementare oppure nessun titolo di studio sono speculari, e palesano una geografia monocentrica, a supporto dell’idea che, a Roma, la distanza dal centro è anche e soprattutto una distanza sociale.

Per i tassi di occupazione e di disoccupazione rimane la frattura tra centro e periferia, sebbene maggiormente frastagliata e con alcuni casi particolari. Sono variabili importanti perché essere occupati non significa solo avere la possibilità di produrre reddito, ma anche e soprattutto far parte di una comunità, realizzare se stessi, sentirsi inclusi: per questi motivi le geografie della disoccupazione sono sintomatiche di disagio territoriale. Il GRA una volta ancora segna la città come una vera e propria barriera fisica e sociale, ma la disoccupazione insiste soprattutto nel quadrante est della città (Municipi IV, V e VI), un’area territoriale ben conosciuta per le sue problematiche socioeconomiche. Il dato di Acilia e Ostia Nord sembra poi spiegare ancora meglio di tante altre analisi i problemi del litorale romano.

Per il reddito non sono disponibili i dati per zona urbanistica, ma anche quelli per municipio mostrano un quadro coerente con quanto delineato grazie alle mappe precedenti. Non è una sorpresa trovare ai primi posti i municipi tradizionalmente benestanti del centro e di Roma nord (I, II e XV), insieme alle altre aree di ceto medio-alto (VIII, IX e XII), e al contrario agli ultimi posti i municipi popolari a est (IV, V e VI), seguiti dal quadrante sud-ovest (XI e XIII) e dal litorale di Ostia (X).

di Federico Tomassi

 

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