Le scelte dell’economia. Intervista a Giampaolo Galli

L’economia sta vivendo un periodo molto difficile. Le scelte che vengono prese, sia al livello europeo che sul versante  nazione ed anche romano sono sempre più complesse, e richiedono una riflessione attenta sulle conseguenze che seguiranno. Chiediamo all’economista Giampaolo Galli, deputato del PD, di commentarci alcune delle problematiche decisionali  che in questi giorni sono sotto i riflettori dei media.

On. Giampaolo Galli, cosa ne pensa delle ultime proposte economiche lanciate dal Ministro Pier Carlo Padoan?
La scelta principale che ha fatto Padoan è stata quella di mantenere gli impegni presi con Bruxelles per evitare che l’Italia ricada nella procedura di infrazione europea da cui era uscita nel 2013. Da qui anche la scelta della cosiddetta manovrina che dovrebbe correggere i conti di quest’anno per 3,4 miliardi, portando il rapporto deficit/pil al 2,1%. Credo che questa sia una scelta giusta, perché l’Italia non può che muoversi con estrema prudenza sul fronte dei conti pubblici per via del livello estremamente elevato del suo debito pubblico. Ovviamente ciò che ci deve preoccupare non è tanto il giudizio della Commissione Europea, ma quello dei mercati. Ma sappiamo che il giudizio della Commissione è autorevole nei confronti dei mercati. Ma sappiamo che il giudizio della Commissione è autorevole nei confronti dei mercati.  Purtroppo negli ultimi mesi abbiamo assistito al ritorno dello spread, che ha raggiunto i 210 punti base, 70 punti al di sopra del livello della Spagna. Questo significa che i mercati guardano con una certa apprensione a diversi fattori che pesano negativamente sul nostro paese: la bassa crescita, l’alto debito pubblico, lo stallo politico che si è determinato dopo il 4 dicembre e infine il rischio che con le prossime elezioni si rafforzino i partiti populisti anti europei. Come ha ammonito nei giorni scorsi la Banca d’Italia, c’è una situazione di grande incertezza a livello internazionale e occorre stare attenti al rischio di peggioramenti repentini nel clima di fiducia degli investitori.  Occorre quindi grande serietà e una linea di condotta capace di mantenere la credibilità dell’Italia nello scenario internazionale. Il Ministro Padoanha le qualità che sono necessarie per gestire una situazione indubbiamente assai delicata.

L’agenzia di rating Fitch boccia l’Italia per la crescita debole, è un giudizio oggettivo?
Va chiarito che le valutazioni delle agenzie di rating non sono quasi mai dei giudizi sui governi in carica. Sono delle fotografie, più o meno buone, della situazione di un paese e si propongono di essere utili agli investitori. Per un’agenzia di rating è quindi irrilevante sapere se la bassa crescita dell’Italia sia dovuta alle scelte di chi ha governato negli ultimi anni oppure se sia un’eredità del passato che permane, malgrado le scelte giuste che sono state fatte di recente. Ciò che conta è che l’Italia cresce poco e questo genera qualche preoccupazione per la sostenibilità del debito. Un peso rilevante nel giudizio di Fitch lo hanno i movimenti populisti che in generale sono contrari alle riforme che servono per rimettere in moto l’economia e contenere il debito pubblico. E questo è un dato di fatto. Come è un dato di fatto che vari partiti politici dichiarano di voler portare l’Italia fuori dall’euro, ciò che equivale  dichiarare il default sul debito pubblico.

Qual’è la sua opinione sull’importanza per l’Italia di restare in Europa?
L’Italia non ha un futuro fuori dall’Europa. E sarebbe un sciagura se qualcuno riuscisse a portarci fuori dall’euro. Come ha scritto qualche giorno fa Walter Munchau, uno dei più noti editorialisti del Financial Times, l’uscita dall’euro crea problemi molto più gravi della Brexit. Uscire dall’Unione europea è un processo complesso, che può generare costi notevoli, ma non è confrontabile con l’uscita dall’euro. Quest’ultima provocherebbe certamente massicce fughe di capitali, fallimenti di banche,  caos economico e finanziario. Il risultato sarebbe un aumento esponenziale della sofferenza sociale in Italia, con distruzione del risparmio, forte aumento della disoccupazione e ulteriore ampliamento dell’area della povertà. E’ una prospettiva che va in ogni modo scongiurata.

La giunta comunale di Roma si oppone al rilancio del Colosseo, ma la nostra Capitale ha un futuro?
La decisione della giunta Raggi di ricorrere contro la decisione del MiBac mi sembra incredibile. Ma ancora più incredibile, anzi insopportabile, è la motivazione che hanno dato, quella secondo cui, con questa decisione, lo Stato si approprierebbe di proventi che spettano al comune di Roma. Questo è un falso, come ha ben chiarito Dario Franceschini. La vera conseguenza della decisione è di mettere l’area archeologica del Colosseo al passo con le migliori pratiche internazionali, come è già stato fatto per le principali aree museali d’Italia. E forse questo non piace ai politici romani del M5S.

 

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