Reti d’impresa: passaporto per l’innovazione

Piccolo sarà pure bello, ma senza un’offerta di qualità è impossibile pensare di innovare e vendere tali  prodotti, servizi e format all’estero e per comprendere l’importanza delle Reti di impresa come asset strategico per l’Italia, bisogna sapere che , nel nostro Paese, ci sono circa 4,5 mln di imprese a fronte di una platea di circa 17 mln di lavoratori. Già, ad occhio, si intuisce l’eccessivo frazionamento del mondo del lavoro con una media di appena 3,8 addetti per azienda. Si va da un minimo di 2,8 addetti nel settore dell’edilizia fino ad un massimo di 9,5 nel comparto industria.
Di più, le aziende con 1 solo addetto rappresentano il 59,67% del totale e quelle con 2-5 addetti il 30,48%. Insieme, queste micro e piccolissime imprese, rappresentano il 90,5% di tutte le aziende italiane.
Parlare, In questo contesto, di grandi aziende, che in Italia sono attualmente 3.646 pari allo 0,081% del totale (ZerovirgolaZero….), è quanto meno utopico. Questo rafforza in me la convinzione che uno dei fattori di crescita dell’Italia possa passare attraverso lo sviluppo delle reti di impresa. Anche perché, se andiamo a leggere la classifica europea delle migliori multinazionali, così come quella delle migliori grandi aziende troviamo, senza stupircene, che non siamo presenti nei primi 20 posti, in nessuna delle 2 liste. Lo stupore arriva consultando la classifica delle migliori PMI europee dove, ancora una volta, nei primi 20 posti, nessuna PMI  italiana trova un piazzamento. Insomma, nessuna impresa italiana rientra nelle 3 classifiche europee dove invece predominano le aziende nordeuropee, operanti soprattutto nel settore dei servizi sociali e dell’informatica. Neanche una di quel 90,5% di aziende italiane riesce a brillare per qualità, efficienza, fatturato welfare aziendale, ecc..
Quello che stupisce ancora di più è che in questa pattuglia di testa non ci siano soltanto delle factory del settore IT, ICT ma è ben rappresentato quel “terzo settore” composto da cooperative che operano nel sociale, evidentemente in “eccellenza”, gestendo case di riposo per anziani, centri culturali e turistici, housing sociale e generando profitti.  Mi ha colpito il caso di una PMI di servizi immobiliari inglese che ha costruito gratis uno spogliatoio femminile per la palestra di boxe del Corviale/Scampia del luogo ma, soprattutto, il fatto che organizzi, pubblicizzandolo sul proprio sito, un “career day”  fra i propri fornitori ed i propri clienti. Evidentemente si sono detti che chi cerca casa potrebbe cercare anche lavoro per sé o per altri. Ed allora perché non creare un servizio e dare valore aggiunto al proprio business
Se possono farlo britannici, danesi, svedesi perché questo non può accadere da noi, In Italia ?
In Italia, dal dopoguerra ad oggi, un esercito di piccoli artigiani, convinto che l’impresa più è piccola più è reattiva al mercato, ha modellato la propria impresa a propria immagine e somiglianza arrivando a stento alla terza generazione dell’impresa stessa, tranne lodevoli eccezioni. Più recentemente, con l’inizio della crisi petrolifera degli anni ’70, fino ai giorni nostri, a causa di una ristrutturazione continua della domanda e dell’offerta, sono nate nuove aziende, frutto dell’esternalizzazione di molti comparti delle (poche ) medie e grandi aziende italiane, spesso come espulsione “mascherata” dal mondo del lavoro. Il contratto di rete è un cosiddetto “contratto di scopo” che racchiude in sé l’implementazione delle ricerche di innovazione ed internazionalizzazione dei componenti della rete (minimo 2).  Il contratto di Rete, che consente alla singola impresa di restare piccola, mantenendo la propria identità, per diventare grande in rete, acquisendo la dimensione adeguata per affrontare le piccole/grandi sfide che ogni imprenditore deve affrontare quotidianamente. Il contratto di Rete si presenta come uno strumento per un rilancio dell’imprenditoria e per andare oltre alla salvaguardia di aziende moribonde degli ultimi anni e superare agevolmente quel che resta dell’art.18, dello “Statuto dei Lavoratori”, senza bisogno di tensioni sociali. Far parte di una Rete migliora le performances del business: le imprese in Rete esportano più di quelle non in Rete con punte del 76% nel settore manifatturiero. Ma è anche un’opportunità di lavoro per dei professionisti che sappiano cogliere l’occasione offerta dalla progettazione delle Reti, dove il commercialista, l’avvocato, il consulente, possono svolgere questo ruolo chiave per la costituzione di una Rete, creando una solida struttura giuridico-fiscale, definendo uno scopo e le azioni che ciascun partner dovrà svolgere per migliorare prima di affidarla ad un “manager di rete” operativo, che si occuperà della gestione ordinaria. All’interno del Contratto, la figura del “manager di rete” è un elemento importante, che fa la sintesi delle esigenze degli imprenditori, media fra gli aderenti e governa il business.  Un’opportunità di lavoro anche per questa nuova figura professionale che si inserisce come “temporary manager” all’interno della Rete.Il Contratto di rete è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano nel 2009. La norma attualmente in  vigore è  l’ultima di diverse versioni che si sono rapidamente succedute nel tempo. Infatti, non appena concepita, la disciplina del Contratto di rete ha subito suscitato un vivace dibattito in dottrina e un vivo interesse tra gli operatori, che hanno indotto il legislatore a  modificarla e migliorarla in più occasioni ed in più punti. Nel 2012, il Decreto Sviluppo 2.0 ha portato novità importanti per le Reti d’Impresa portando i contratti  a quota 523 in tutti i settori di attività: dalle grandi aziende industriali fino alle microimprese artigiane, da quelle manifatturiere e agricole a quelle del terziario.
Obblighi dei  soggetti che sottoscrivono il Contratto di Rete
Fare esplicito riferimento all’Innovazione ed alla capacità competitiva (Target);
Specificare le attività, i diritti e i doveri che ciascuna parte si assume (Programma di rete);
Stabilire le regole di gestione, dettate dalla massima libertà di organizzazione (Governance);
Creare un eventuale Fondo/Organo comune.
La formalizzazione può avvenire tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata oppure tramite  atto firmato digitalmente (firma digitale/elettronica) in caso di registrazione alla CCIA.
Vantaggi in sinergia
EXPORT: possibilità di accedere a nuovi mercati;
KNOW-HOW: condivisione di esperienze, conoscenze, in ambiente protetto, al fine di innovare processi, prodotti, servizi;
FINANZA: dividere i costi, condivisione (e riduzione) del rischio di impresa su investimenti destinati a Ricerca & Sviluppo. Superamento del limite dimensionale di affidamento in Banca della singola impresa;
CONDIVISIONE: Partecipare alle gare per l’affidamento di contratti pubblici, allocare personale al progetto nella rete, assumere in co-datorialità il personale necessario al funzionamento della Rete.
Vantaggi finanziari
RATING: miglioramento rispetto al limite dimensionale della singola impresa;
FINANZA: possibilità di attivare strumenti finanziari mirati alla Rete di Impresa e possibilità di attingere a risorse di finanza agevolata, tramite Bandi dedicati;
PLUS VALORE: aumento del valore del Capitale Economico dell’impresa.
I vantaggi fiscali
RATING: miglioramento del rating dell’impresa in Rete;
UTILI: detassazione degli utili destinati al Fondo Comune, fino ad 1 mln di Euro.
La responsabilità patrimoniale, per le obbligazioni assunte dall’organo comune, sarà limitata al Fondo  Comune ed andrà redatta annualmente la situazione patrimoniale osservando, in quanto compatibili, le disposizioni relative al bilancio delle S.p.A..
Gli ingranaggi del contratto
“Contratto Quadro” come contenuto minimo essenziale previsto dal Legislatore;
“Strumenti Contrattuali” come risoluzione delle possibili criticità;
“Contratti Operativi” da sottoscrivere in merito alla realizzazione specifica degli obiettivi strategici.
La Rete rappresenta, quindi, una forma aggregativa d’impresa “ibrida” che permette, a ciascuna azienda partecipante di raggiungere una dimensione adeguata per competere sui mercati globali mantenendo la propria indipendenza e identità.
Da un’analisi delle prime esperienze nazionali, le tipologie più comuni di Rete sono risultate:
Reti del sapere: con l’obiettivo di uno scambio di informazioni e di know-how;
Reti del fare: focalizzate sullo scambio di prestazioni;
Reti del fare insieme: orientate verso progetti di investimento comuni.
La cartina di tornasole dell’innovazione delle reti è rappresentata dai brevetti. Le aziende in rete infatti hanno un miglior posizionamento strategico in termini di brevetti, investimenti esteri e certificazioni di qualità. Questi fattori hanno consentito loro di registrare performance di crescita e reddituali migliori rispetto alla media del manifatturiero italiano.
Fa rete per co-innovare il 51% dei casi . Seguono la promozione e la distribuzione che interessano il 46% delle reti. Di queste quasi la metà (il 21% sul 46%) punta anche a potenziare la propria capacità di vendere sui mercati esteri.
Riepilogo sui contratti di rete
Aggiornamento al 3 luglio 2016
2.935 contratti di rete di cui 419 a soggettività giuridica
14.827 imprese coinvolte
La classifica delle regioni, che hanno stipulato un contratto di rete, vede la Lombardia in testa seguita da Toscana ed Emilia ma l’area metropolitana di Roma, dopo Milano, si conferma come 2^ città d’Italia per numero di reti,  mentre l’Abruzzo si conferma ancora una volta la prima regione nel rapporto quantitativo Reti/ Aziende.
LOMBARDIA 2588
TOSCANA 1478
EMILIA-ROMAGNA 1472
LAZIO 1308
VENETO 1283
PUGLIA 926
CAMPANIA 823
ABRUZZO 755
PIEMONTE 736
FRIULI-VENEZIA GIULIA 639
Le regioni del centro Italia seguono il Nord Ovest e superano seppur di poco il Nord-Est. E’ un segno di vitalità di questa area geografica.  Si dirà che 14.000 imprese su 4,5 mln sono ancora ben poca cosa ma è interessante notare che a seguito delle modifiche del 2012, i contratti di rete sono passati in 4 anni da 523 a 2935 (quasi 6 volte di più) e che la Regione Abruzzo, una realtà a noi vicina, anche a seguito di un sostegno coerente, ha il miglior rapporto reti/aziende. Segno che la classe politica deve sostenere questa tendenza attraverso un rilancio degli investimenti per agevolare questo e gli altri tipi di aggregazione attraverso strumenti finanziari stabili che ne garantiscano una crescita costante nel tempo.

di Armando Panvini

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