Il fundraiser, una nuova professionalità

Uno degli aspetti che negli ultimi due decenni ha maggiormente caratterizzano lo sviluppo economico delle varie società industriali, è la sempre più difficile accessibilità al credito a causa delle difficoltà di liquidità che le banche di tutto il mondo continuano pongono verso quei piccoli e medi imprenditori che ne fanno richiesta per i più svariati motivi. Questo spiega, almeno in parte, perché si sviluppano con sempre maggiore rapidità forme alternative al tradizionale finanziamento bancario. Una di queste è il crowdfunding che certamente è una delle prime, ed anche tra le più diffuse, forme di raccolta capitali finalizzate ad un progetto preciso di realizzazione. Crowdfunding è un termine il cui significato viene mutuato dall’inglese attraverso l’uso di due termini precisi: crowd (folla) e funding, finanziamento (finanziamento dalla collettività o dalla folla) e consiste in un percorso di raccolta di contributi che il pubblico fa liberamente per un preciso progetto a tempo . Gli scopi della raccolta di fondi possono essere i più svariati, come: progetti d’ispirazione sociale finanziamenti per la ricerca scientifica, raccolte di capitali per progetti di crownfonding civico etc etc.. A curare questa complessa macchina di raccolta capitali e mantenimento delle pubbliche relazioni c’è il fundraiser. Anche se non è facile dare una definizione che ne raccolga con precisione tutte le funzioni operative data la fluidità della situazione, possiamo indicare alcuni degli aspetti più comuni alle varie definizioni professionali in corso. Secondo l’ASSIF, l’Associazione italiana dei fundwraiser, si tratta di “un professionista che opera nella raccolta fondi, pianificando, nel dettaglio. tutti gli aspetti della strategia di comunicazione di sensibilizzazione di specifiche nicchie di pubblico che possono essere indotte a contribuire finanziariamente somme di denaro di differente entità”. Il professionista sarà remunerato per la realizzazione di queste strategie di comunicazione sociale, di marketing e raccolta fondi fatta a scopi sociali per organizzazioni sia del profit che del no profit. Sempre secondo l’assif l’attività del fundraiser può essere riassunta genericamente nel seguente schema:
– assiste il personale dell’organizzazione in campo amministrativo e direttivo per tutte le sue attività di fundraising;
– crea e gestisce appositi sistemi di archivio per trattare i dati relativi alla partecipazione e all’identificazione dei donatori, nonché alla ricerca di potenziali nuovi donatori e all’impegno profuso dai volontari nei programmi;
– svolge funzioni di formazione e supervisione del personale di supporto retribuito e volontario, per quanto riguarda la – creazione e il mantenimento dei sistemi di archivio dei donatori;
– analizza l’esigenza e l’opportunità di realizzare programmi generali di relazioni pubbliche, in collaborazione con gruppi di supporto formati da personale volontario e retribuito;
– suggerisce e implementa programmi per la promozione della mission, degli obiettivi strategici e degli obiettivi operativi dell’organizzazione;
– si occupa della messa in atto di gran parte dei programmi di relazioni pubbliche fin dal momento della loro approvazione, con annesse funzioni di coordinamento con consulenti/fornitori di servizi esterni nella creazione di specifici progetti;
– di concerto con le commissioni competenti, prepara i contenuti e i materiali necessari per i programmi di fundraising o di relazioni pubbliche, comprese richieste di donazione da rivolgersi a donatori effettivi o potenziali, lettere e kit di ringraziamento ai donatori, lettere di invito alla donazione, ecc.;
– effettua ricerche sui dati di potenziali donatori, siano essi persone, imprese o fondazioni, individuati dai consiglieri di amministrazione, dal personale retribuito o volontario, oppure in virtù di donazioni da essi effettuate in passato per altre organizzazioni o per altre attività simili;
– si tiene aggiornato sui programmi, sulle pratiche e sulle procedure di fundraising e di relazioni pubbliche utilizzati nel settore non profit ed informa il Consiglio direttivo, i volontari ed altri leader, delle innovazioni che potrebbero rivelarsi di utilità e di interesse per l’organizzazione non profit;
– prepara e implementa i piani di azione dettagliati per tutti i programmi di fundraising e di relazioni con la comunità di riferimento, compreso il relativo budget;
– lavora con i gruppi di supporto volontari (ad esempio “gli amici di…”) nell’analisi dei programmi di fundraising e nella pianificazione delle attività future;
– lavora con il personale retribuito e volontario per garantire che tutti i programmi di fundraising e di relazioni con la comunità di riferimento siano coerenti con la mission, con la filosofia e con i concetti alla base di ciascun programma e servizio;
– svolge attività di supervisione sul personale retribuito amministrativo dell’organizzazione non profit;
– svolge attività di supervisione sui volontari part-time che svolgono regolarmente mansioni di assistenza nella gestione dell’archivio e funzioni di aggiornamento/manutenzione, più altri volontari che lavorano a particolari progetti di fundraising o di pubbliche relazioni;
– svolge la funzione di coordinatore dei volontari, lavorando fianco a fianco con l’organo direttivo e con i gruppi impegnati nel fundraising e nelle relazioni con la comunità di riferimento, per coordinare le attività di promozione dell’organizzazione non profit;
– svolge la funzione di portavoce dell’organizzazione non profit e tiene i rapporti con la stampa.
A voler fornire alcuni esempi di crowfouder riusciti c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ad esempio una raccolta fondi esemplare, finalizzata ad un impegno rivolto al sociale, è stata quella fatta per la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli, a suo tempo completamente distrutta da un incendio doloso probabilmente organizzato dalla criminalità locale. In quel caso la campagna di raccolta è iniziata il 4/03/ 2013, e si è conclusa poco dopo la raccolta di 1.439.364 euro. All’estero si va ormai molto oltre la natura “sociale” dei progetti finanziati. Infatti accade sempre più spesso che gli investitori diano la disponibilità finanziaria a progetti estremamente mirati nel tempo minimo di realizzazione con un ritorno economico diffuso. Questo è accaduto, ad esempio, con l’olandese Windcentrale che nel 2013 avviò una campagna di crowfonding che prevedeva l’acquisto e la messa in opera di una turbina eolica. I crowfounder ebbero l’abilità di raccogliere finanziamenti da una larga nicchia di mercato interessata alla realizzazione della turbina , tanto che in sole 13 ore h chiusero la campagna dopo aver raccolto ben 1,3 milioni di euro. La turbina eolica con il suo basso livello di inquinamento e di risparmio energetico premiò gli investitori con un notevole calo economico della loro bolletta elettrica.
Negli USA ,nazione leader per eccellenza del capitalismo d’impresa, l’esempio più eclatante di questi ultimi anni l’ha fornito Barak Obama che usando il crowfunding per le campagne elettorali dei suoi due mandati presidenziali (offerte da 3/10/20 … fino a 1000 dollari tutti detraibili dalle tasse) ha saputo abbinare contemporaneamente i valori di una raccolta dal basso dei capitali con una restituzione negli anni successivi, sotto forma di realizzazione di impegni mirati sulle comunità, con un ritorno d’immagine eccezionale che ha contribuito anche al suo successo nel secondo mandato . La professione del foundraiser , In Italia , malgrado molte difficoltà dovute alla sua novità di tipologia di mestiere è in decisamnte in ascesa . Infatti nel 2011 l’Istat ha censito 301mila organizzazioni del terzo settore con soli 1000 foundraiser professionisti. Troppo pochi per il volume d’affari che è in continua crescita dovuta alle difficoltà delle banche di cui ho accennato all’inizio. Diventare foundriser , in Italia, al momento è alquanto complicato. I professionisti, infatti che all’inizio quasi per caso, si sono trovati a gestire queste pratiche economiche, senza sapere di dare vita inconsapevolmente ad un vero proprio nuovo tipo di lavoro, si sono trovati a gestire queste pratiche economiche erano probabilmente ex bancari, commercialisti o operatori finanziari del Terzo Settore alla ricerca di una nuova possibilità di finanziamento negato dalle banche. Ma la realtà si è rivelata strada facendo sempre più complessa quando sono emerse le innumerevoli branche d’intervento, come: sociale, civico, scientifico, industriale per start up o PMI, politico etc etc..
Per questo vengono avviati corsi e master ad hoc come le lauree triennali o master specifici per il fundraising a Forlì, all’Università di Bologna, Banca, mutualità e sviluppo dell’Università Cattolica di Milano). Esistono inoltre anche scuole dedicate: a Roma, l’Asvi school for managemet & social change e La scuola di Roma.
Diventare foundraiser può ancora oggi essere considerato come la partecipazione ad un Nuovo Tipo di lavoro. Sia che si tratti dell’inizio di un percorso professionale, o proseguimento se non si è più giovanissimi .

di Corrado Alberto Cutrufo

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