Nuove occupazioni: green economy, agroalimentare e web

La crisi economica che  ormai da tempo attraversa tutti i paesi industrializzati  si caratterizza per una forte  decrescita del numero di posti di lavoro a causa del crescere della de-industrializzazione  sui territori.
Infatti molte le aziende una volta chiuse non rinascono, né si trasformano, ma  spariscono del tutto lasciando la desolazione nei territori dove per decenni sono state un presidio di sviluppo La parte di loro che resta produttiva viene spesso assorbita, attraverso le delocalizzazioni, in altri territori fuori dell’Italia ricadendo così negli effetti peggiori della globalizzazione.
A causa di questo fenomeno spesso, ed a buon ragione, si colpevolizza il mondo della finanza, in particolare quando questo tende a prendere la guida della produzione di beni ed oggetti, dimenticandosi completamente del fattore sostenibilità, sia ambientale che umana, pur di creare una rapida  ricchezza, che spesso si rivela costosissima in termini di “fattore umano”.
Tuttavia c’è da considerare anche un altra causa, altrettanto potente di cui tenere conto, ed è il crescente sviluppo della meccanizzazione che porta a sostituire le macchine  agli uomini (e donne) sottraendo in modo crescente posti i lavoro.

La diffusione delle “macchine intelligenti”alza la produzione industriale ed  incide  nell’abbassare il  costo del lavoro . La consapevolezza di questo fenomeno  sembra non essere ancora del tutto penetrato in Italia, a differenza di altri paesi dove ormai l’opinione è già largamente diffusa.
Secondo un recente studio intervistando in larga scala  lavoratori di USA, Inghilterra e Germania (1) oltre un terzo dei knowledge worker (lavoratori della conoscenza  cioè  operai qualificati o impiegati di medio livello) ritiene che il proprio ruolo sia destinato a scomparire  molto presto nel giro di pochi anni, mentre i restanti due terzi  sono consapevoli che il loro lavoro non sarà più lo stesso e che la propria professione scomparirà entro cinque anni al massimo.
Nei lavori dell’ultimo «World Economic Forum» è stata annunciata, infatti, la perdita di oltre 5 milioni di posti di lavoro nel mondo entro il 2020 e la causa viene identificata con l’avanzare di robot e di macchine intelligenti (Future Jobs), che si candidano nell’arco dei prossimi quattro anni a sostituire molte figure professionali.
I lavoratori che più  sono a rischio nel venire rimpiazzati dai robot appartengono ai lavori di forte routine.
Alla luce di queste brevi considerazioni c’è da chiedersi  quali saranno i tipi di lavoro  che più emergeranno nei prossimi anni?
Dando per scontato che il progresso non si ferma mai, semmai va  facilitato  e controllato, con provvedimenti cha appartengono ad un mix di politica e capacità industriali, possiamo  osservare come  molti  studiosi del settore indicano sempre più una serie di aggiornamenti ai quali vogliamo solo fare cenno attraverso dei brevi 3 brevissimi schemi  con lo scopo di usarli come esempio  che  riassumono la situazione per difetto, ma  che indicano solo una parte  di ciò che offre il mercato italiano nella sua complessità:

1. La Green  Economy.  In questo settore i nuovi lavori devono includere  svariate  voci, come professionalità che  tutelino l’ambiente, le energie rinnovabili, quelle del settore biologico, dell’edilizia, etc.
Viene calcolato (rapporto GreenItaly (2), che solo nel  2012 l‘eco-industria  ha fornito in tutta Europa oltre 3,4 milioni di posti di lavoro .
In termini occupazionali questo risultato è nettamente superiore a quello dell’industria automobilistica, della chimica o del sistema moda, con circa 600.000 nuovi posti di lavoro creati tra il 2004 e il 2008 in settori quali i rifiuti e la purificazione dell’acqua .
C’è da aggiungere che solo in Italia, secondo i dati del Sistema Informativo Excelsior nel 2012, le circa 360 mila imprese che hanno investito in prodotti o tecnologie green hanno programmato più di 55mila assunzioni.
Investire in quelli che vengono considerati come i nuovi lavori di “green economy “ costituisce pertanto un fattore di competitività, come evidenziano anche i dati relativi alle esportazioni (il +37% ha esportato nel 2011, contro il +22% delle imprese non green) e all’innovazione.

2 .  L’agroalimentare.  Technical Hunters ha evidenziato come nel 2015 un’azienda italiana su tre tende a  chiudere  i propri stabilimenti esteri, dove il costo del lavoro diventa sempre più gravoso, per implementare  i propri investimenti già presenti in Italia. Per questo il 40% dei dipendenti di questo settore sta rientrando in patria, dopo essere stato operativo all’estero per anni, con un trend che cresce del 10% ogni anno. La principale causa di questa crescita  è dovuta alla presenza di nuove tipologie di lavoro apprese all’estero, ed è certamente uno dei fattori di crescita del nostro agroalimentare.

3.   Il mondo Web e del digitale. Esso  costituisce di per sé un mondo in continua evoluzione di nuovi mestieri per un’industria che ancora si deve del tutto evolvere. Mancano centinaia di migliaia di analisti, programmatori dei nuovi linguaggi, esperti informatici di alto profilo, data scientist, esperti di big data, artigiani digitali, maker,  esperti di FabLab e stampa 3D. Tutte posizioni da coprire urgentemente entro il 2020 o l’Italia  avvertirà un profondo distacco  dall’intera UE.
I lavoratori del web maggiormente richiesti in Italia sono analisti di procedure informatiche, progettisti per l’automazione industriale, sviluppatori di software e app e consulenti per la gestione aziendale. I  ruoli più ricercati  degli addetti non laureati sono legati: al settore della riscossione crediti, all’installazione di macchinari industriali, agli addetti agli stipendi  ed ai tecnici elettronici. I dati  Istat sull’andamento delle professioni dal 2011 al 2014 registrano alcune tendenze significative: oltre alla crescita dei lavoratori tecnici qualificati, c’è un mondo di mestieri specializzati, ma non tecnici che dalla logistica alla cura della persona e che meriterebbe un focus a parte in un Paese che invecchia.

Sappiamo che  per sopravvivere la migliore risposta ai  continui cambiamenti dell’ambiente  è quella di adattarsi all’ambiente e  questo è quello che si richiede alle attuali generazioni, compiere uno sforzo  cioè di adattamento alle mutazioni tecniche che caratterizzano l’industria produttiva.
Questo scenario implica  un cambiamento strutturale, dato che  le nuove professioni richiederanno standard del tutto inediti. Si pensi allo Smart Working o lavoro da casa, che nella sua attuazione  modifica i ritmi e i luoghi abituali dove ad oggi si svolgono abitualmente i lavori. Inoltre è necessario  anche di riorganizzare il sistema formativo che deve essere in grado di adeguare con la formazione continua  i lavoratori a fianco delle imprese, aggiornando le competenze  agli effettivi sviluppi tecnologici e ai bisogni professionali delle stesse.

1 ) https://www.unify.com/us/news/324EEA0C-E9D0-465F-95D3-6DB5EABD1E7B/One-in-three knowledge workers do not believe their roles will exist in five years

(2)   Fondazione Symbola – Unioncamere, GreenItaly, 2012

di Corrado Alberto Cutrufo

 

 

Be the first to comment on "Nuove occupazioni: green economy, agroalimentare e web"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*