L’economia della città metropolitana. Intervista a Maurizio Apicella

L’economia della Città Metropolitana di Roma non ha certo una grande fama per l’efficienza del comparto produttivo. Esiste la centralità di Roma, è vero, ma il livello di competitività extraurbano finora è stato basso. La situazione muterà nei prossimi anni? Ne parliamo con Maurizio Apicella, dirigente di Capitale Lavoro Città Metropolitana e profondo conoscitore dell’economia territoriale.

La situazione economica della Città Metropolitana di Roma, nei prossimi anni, cambierà o resterà immutata?                    

Se lasciata a se stessa, ed al modello di governance attuale, cioè ancorato ad una visione al massimo comunale delle problematiche di natura produttiva, assisteremo ad una situazione sostanzialmente simile all’attuale, cioè priva di alcun attrattore tecnico-amministrativo che possa convincere gli investitori ad entrare nel territorio metropolitano. Con la partenza effettiva e convinta della Città Metropolitana, sono invece convinto che l’ambito romano con il suo hinterland rappresenti ancora uno dei territori più interessanti in Italia per le aziende, anche estere.

Quali sono i nuclei economici oggi più efficienti?

Quelli che hanno puntato su una iniziale specializzazione, come l’area di Formello sull’audiovisivo, o quelli che hanno beneficiato negli ultimi anni di investimenti infrastrutturali importanti, come le aree di Monterotondo e, in parte, di Guidonia, per i nuovi collegamenti autostradali. C’è da dire che comunque lo scenario di crisi economica ha toccato profondamente tutti i territori, nessuno escluso. Ed a farne le spese principali sono stati gli strumenti di gestione delle aree produttive, i consorzi, in gran parte scomparsi o comunque fermi.
C’è da sottolineare una sostanziale tenuta invece delle piccole aree artigianali in molte zone del territorio metropolitano. Cito, ma solo come esempio, i casi di Palestrina e Ladispoli, su cui credo che molto abbia contato l’ottimo rapporto amministrazione comunale- imprese. Segno che conta ancora molto il ruolo della PA sulla governance dei sistemi economici.

I poli produttivi possono essere un’ancora su cui puntare per rilanciare lo sviluppo dell’economia?

Così come sono adesso no. Ormai i poli produttivi concentrati sulla destinazione solo industriali sono retaggi del passato, perché privi delle 2 regole fondamentali per l’attuale economia: l’interscambio tra le funzioni “latusensu” economiche – industria, commercio e servizi-, e la connessione non solo geografica con le aree urbane e con le persone che vivono intorno alle aree.
Sul 1° versante, fermo restando l’attuale consumo del suolo, che non deve, e non ha neanche senso, aumentare, le nuove regole dell’urbanistica, sia nazionale che regionale, dovranno servire a mixare in senso intelligente le varie funzioni per trasformare le attuali aree in “cittadelle” dove ricerca, produzione, vendita specializzata, servizi, ricettività siano baricentriche rispetto ad un modello flessibile ma specializzato, come ad esempio l’importante esempio delle prime aree produttive dedicate alla “green economy” o ad uno dei modelli di economia circolare.
Sul 2°, con il nuovo modello l’area produttiva potrà essere risorsa diretta per il territorio circostante, non solo in termini occupazionali, ma anche come sede di servizi (es. sale cinema o spettacoli, sedi associative..) che ne consentano la fruibilità anche oltre i classici orari aziendali.

Quali sono gli interventi di sviluppo territoriale che oggi sono in atto nel territorio metropolitano?

La Città Metropolitana sta seguendo l’attuazione di 2 importanti interventi avviati già come Provincia, insieme alla Regione Lazio: il Polo Audiovisivo di Formello e il Polo Motoristico di Campagnano. Inoltre, sta avviando, con proprie risorse, la redazione di 5 Master Plan e relativi studi di fattibilità per altrettante aree produttive, le cui proposte hanno superato il vaglio istruttorio di un Bando pubblicato nel 2015. Sottolineo che le proposte pervenute, presentati dai Comuni del territorio metropolitano, sono state 18, segno di una buon risveglio di interesse su un tema non sempre al centro delle politiche regionali e comunali. Unico neo: l’assenza assoluta del Comune di Roma, e bisognerà metterci mano.

Questi progetti saranno indirizzati sia all’ottenimento, per le imprese presenti o interessate ad investire,  delle risorse del POR Lazio 2014-2020, sia alla sperimentazione di quei modelli di specializzazione, di cui accennavo prima e di cui Formello e Campagnano rappresentano i primi importanti esempi, oppure all’avvio delle prime APEA (Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) del Lazio.
Inoltre, la Città Metropolitana ha partecipato, come capofila, insieme a Cna Roma, IRFI- CCIAA e Comune di Formello e con la partnership di alcuni dei principali “player” del settore, alla Call for Proposal della Regione Lazio per il “riposizionamento dei sistemi produttivi”, con il progetto Lazio Digital Valley, concentrato sull’innovazione del settore audiovisivo e, a livello territoriale, riguardante il territorio dei Comuni di Roma e Formello. Dalle informazioni attuali, sembra che il progetto sia posizionato tra quelli che hanno centrato l’obiettivo prefisso dalla Regione, a conferma, credo, che lavorare seriamente in termini programmatici produca comunque risultati visibili e concreti.
Inoltre, la Città Metropolitana ha partecipato, come capofila, insieme a Cna Roma, IRFI- CCIAA e Comune di Formello e con la partnership di alcuni dei principali “player” del settore, alla Call for Proposal della Regione Lazio per il “riposizionamento dei sistemi produttivi”, con il progetto Lazio Digital Valley, concentrato sull’innovazione del settore audiovisivo e, a livello territoriale, riguardante il territorio dei Comuni di Roma e Formello. Dalle informazioni attuali, sembra che il progetto sia posizionato tra quelli che hanno centrato l’obiettivo prefisso dalla Regione, a conferma, credo, che lavorare seriamente in termini programmatici produca comunque risultati visibili e concreti.
Tutti questi interventi, ovviamente, saranno componente del Piano Strategico della Città Metropolitana di Roma, di cui si sta concludendo il Documento di Indirizzo.

E’ ottimista per il futuro?

Devo esserlo. Fa parte del mio mestiere…. Al di là della battuta, lo sono moderatamente, perché vedo che gli ultimi sforzi della Regione Lazio su questo campo non produrranno effetti a lungo termine,  se la Città Metropolitana, con la sua competenza diretta sullo sviluppo economico e sociale, non decollerà anche a livello politico e amministrativo. Ma questo dipende anche da noi.

 

 

Be the first to comment on "L’economia della città metropolitana. Intervista a Maurizio Apicella"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*