10 marzo 1946. Le donne sulla scena politica

L’Italia, negli anni del secondo dopoguerra, era impegnata a risollevare le proprie sorti e a ricostruire, sulle macerie lasciate dal conflitto, uno Stato e una Nazione, profondamente feriti e dilaniati nella loro struttura. La guerra ha scosso, in maniera viscerale, non solo l’assetto istituzionale del paese ma, soprattutto, le coscienze di un popolo,chiamato ad interrogarsi e a ricostruire la propria identità.

Molti sono stati gli eventi, entrati negli annali della storia, che hanno portato l’Italia ad essere annoverata tra i paesi che, della Democrazia, ne hanno fatto uno dei principi fondanti la propria struttura istituzionale. Noi donne, alla “Democrazia”, attribuiamo una data di nascita!

Sono passati 70’ anni da quel 10 Marzo 1946, data in cui, noi donne, per la prima volta, siamo entrare a pieno titolo sulla scena politica del nostro paese. Tale conquista, agoniata e sofferta, merita un breve accenno storico: nel 1944 fu’ approvato il D. LgsLuogotenziale n. 74, che sancì il diritto, anche alle donne, di partecipare, attivamente, alla vita politica e decisionale del paese, attribuendo loro il diritto di voto; tale Decreto però, era deficitario dell’eleggibilità delle donne nelle istituzioni così, con il D. LgsLuogotenziale del 01 Febbraio 1945, fu sanata questa mancanza, attribuendo alle donne anche il diritto di essere elette.

La conquista femminile del diritto al voto, fu’ anche una rivoluzione sociale, culturale, nonché politica, che portò all’elezione di molte donne sia nelle fila della Pubblica Amministrazione, sia all’elezione, nell’Assemblea Costituente, di ben 21 donne del calibro di Nilde Jotti (fu’ la prima donna Presidente della Camera dei Deputati!), Teresa Noce, Lina Merlin e altre. La nostra Carta Costituzionale, non ha solamente dei “Padri costituenti” ma ha, anche e soprattutto, delle “Madri”!

Sono passati 70’ anni da allora. Molte sono state le lotte portate avanti dalle donne come, anche molte sono state, le conquiste e le vittorie ottenute.

Oggi, però, assistiamo ancora ad una sottostimata presenza femminile nelle strutture istituzionali e politiche del nostro paese. La scarsa presenza femminile nelle istituzioni politiche in ogni livello di governo, si traduce inevitabilmente in una sottorappresentanza di quelli che sono i bisogni percepiti come femminili. L’obiettivo della parità di genere in politica, è diventato una priorità per molti paesi, in quanto, ci si è resi conto che una democrazia può dirsi realmente funzionante solo se offre ai cittadini di entrambi i generi le stesse opportunità non solo di votare, ma anche di essere eletti. In Italia la presenza femminile nelle istituzioni politiche è del 31,4% alla Camera e del 29,2% al Senato; le donne risultano drasticamente sottorappresentate nei livelli di governo regionale e comunale. Ma, questi dati, comunque, registrano dei miglioramenti rispetto alla situazione degli anni passati. Uno degli strumenti maggiormente diffusi, per cercare di ridurre la sottorappresentanza femminile in politica, sono le cosiddette quote di genere, considerato lo strumento più rapido ed efficace di cui le nostre società dispongono per cercare di aumentare la rappresentanza politica femminile. La legge Delrio, n. 215/2012, va’ proprio in questa direzione e, al suo interno, contiene misure volte al riequilibrio di genere e promuove la parità tra donne e uomini in campo elettorale su quasi tutti i livelli di governo. Il nostro paese sembra finalmente essersi messo nella giusta direzione lungo il percorso che conduce alla parità di genere in politica. Si tratta tuttavia di una strada disseminata di ostacoli e resistenze, che di conseguenza richiede costanti sforzi ed un impegno realmente condiviso per non perdere di vista quello che è l’obbiettivo finale, ossia la creazione di una società autenticamente democratica che offra ai cittadini di entrambi i generi il medesimo spazio nell’arena politica.

di Emanuela Trinca

 

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