La città-regione e l’economia della creatività

L’economia della globalizzazione sta cambiando radicalmente l’assetto delle aree industrializzate. I nuovi centri dell’economia globale sono le città-regione, ovvero quelle aree territoriali e urbane in grado di fronteggiare le nuove sfide della competitività. In un’epoca dove lo Stato perde sempre più la propria influenza, al livello economico, nascono dei supercluster industriali che travalicano i confini nazionali. Si tratta di poli e distretti economici che hanno una loro specificità produttiva, formati da network di imprese interdipendenti e caratterizzati da una determinata vocazione culturale.
New York, Londra, Parigi e Tokyo sono esempi di città-regione globali. All’interno sono formate da aree metropolitane in prossimità l’una dell’altra. Sono reti sinergiche di capitale produttivo: industrie, servizi, commercio. Hanno una buona dotazione di infrastrutture fisiche e sociali, materiali e immateriali. L’economia si basa su attività complesse, legate all’ideazione di nuovi prodotti, al design, all’organizzazione dei processi e all’offerta di servizi sofisticati. Il tratto distintivo è l’agglomerazione. Le attività produttive sono concentrate dal punto di vista territoriale, benché le loro portata di mercato si estenda in ogni angolo del pianeta.
Le città-regione prosperano grazie alla presenza di cluster o agglomerati economici. Beneficiano dei rendimenti crescenti nati dalla spinta alla concentrazione territoriale. I vantaggi per le imprese sono noti: la prossimità abbassa i costi di transizione, incrementa la circolazione di informazioni e, sopratutto, stimola la combinazione di conoscenze diverse su cui si sviluppano creatività e innovazione. Su quest’ultimo punto l’economista Alfred Marshall ha fondato parte della sua analisi sui vantaggi che caratterizzano i distretti industriali.
L’economia dell’agglomerazione però non basta. Marshall può essere un punto di partenza ma non di arrivo. Conta anche la tipologia delle attività intraprese. La dimensione cognitivo-culturale dell’economia oggi è fondamentale. Diventano importanti la conoscenza scientifica, la differenziazione dei prodotti, la fornitura di servizi personalizzati e le elaborazione simboliche. Come ci ricorda il geografo Allen J. Scott, nelle città-regione globali è l’economia della conoscenza e della cultura a fare la differenza. L’economia cambia verso, segnata dalla crisi del modello “fordista”. I motivi dipendono da un mercato ormai saturo di beni standardizzati, da una concorrenza crescente e una domanda orientata sempre più verso beni con un alto valore simbolico.
I settori chiave oggi sono le produzioni a elevata intensità tecnologica, i servizi finanziari e alle imprese di maggiore complessità, l’industria culturale legata ai media e al turismo, le produzioni neoartigianali legate alla moda e al design ma anche all’abbigliamento, all’arredamento, alla gioielleria e ai prodotti enogastronomici. Questi settori, spesso, sono compresenti nella stessa città-regione e possono integrarsi a vicenda. Basti pensare al caso di Los Angeles, dove al proprio interno sono presenti diversi distretti industriali e poli tecnologici di grandi e piccole dimensioni. Nell’area centrale sono collocati i settori a più alta intensità di lavoro, come l’abbigliamento, la produzione cinematografica, l’arredamento o la gioielleria. Nelle frange esterne si trovano invece i settori a più alta intensità tecnologica.
Come logica conseguenza di questo trend, acquistano notevole importanza gli interventi di riqualificazione urbana. L’economia della creatività si lega anche al riuso e alla ristrutturazione di vecchie zone industriali e commerciali della città. Queste possono trasformarsi in luoghi di consumo culturale e di intrattenimento. Gli esempi in merito sono tanti: Harbor Front a Baltimora, Zurigo Ovest in Svizzera, il quartiere Nord di Manchester o le aree della Ruhr in Germania. A San Francisco, nella parte “Sotta” (South of Market Street), un quartiere di cadenti edifici residenziali e commerciali è stato trasformato dall’insediamento di produttori di nuovi media. A Los Angeles è stato creato un nuovo distretto del fashion, in sostituzione di un’area in declino di fabbriche tessili.
Occorre cambiare quindi le politiche per lo sviluppo economico locale. E’ chiaro, infatti, che sia al livello regionale che metropolitano la politica economia dovrà orientarsi sempre più verso l’economia della creatività, dando spazio a quelle forme produttive legate al mondo della conoscenza e della cultura. I governi locali dovranno essere in grado di promuovere le relazioni di cooperazione e di interdipendenza tra le imprese per mobilitare sinergie latenti, favorendo lo sviluppo di mercati del lavoro locali efficienti e altamente specializzati. Le risorse locali dovranno legarsi all’economia della creatività e dell’innovazione. Occorre sostenere inoltre l’avvio di progetti di formazione, di centri per l’aggiornamento tecnologico e l’eccellenza nel disign e l’organizzazione di eventi e campagne di marketing per attrarre visitatori, investitori e a favore dell’export.

di Luigi Gentili

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