Il management del nuovo millennio

Il termine management non è stato inventato, come molti credono, da qualche studioso americano, ne tantomeno è sinonimo di colonialismo anglosassone. Questi sono stereotipi che vanno sfatati. La ricchezza di una nazione è data dalla sua classe dirigente, e qualsiasi riflessione sul management deve partire dal significato autentico del termine, per poi estendersi sui cambiamenti che oggi investono il mondo delle imprese.
Il termine management è stato coniato dagli antichi romani. Deriva dal latino “manu agere”. Più o meno significa “adoperarsi per agire, “condurre con la mano”, riferito all’atto di trainare. Con il tempo il significato si è ampliato: il manager è “colui che conduce gli altri”.
In sostanza, il management è la capacità di saper gestire un’organizzazione, di qualsiasi natura, profit o non profit, al fine di ottenere dei risultati. E’ una scienza sociale che è evoluta, anche se non in tutti luoghi. Esistono infatti delle nazioni che hanno un livello di management più progredito, altre meno, e ciò si evidenzia nelle prestazioni economiche realizzate. Considerando l’Europa, ad esempio, basterebbe un confronto tra i manager dei paesi nordici con quello dei paesi latini per capire come il sistema di competitività favorisce i primi e penalizza i secondi.
Nei paesi nordici i manager nutrono un’idea positiva della collettività, sono orientati alle conseguenze sociali delle loro azioni e premiano il merito. Nei paesi latini il senso di appartenenza ad una collettività è debole, le responsabilità sociali limitate e il merito è mortificato.
In Italia il management è fortemente svalutato. Nelle grandi aziende prevale la burocrazia, dominata dalla routine e dalla deresponsabilizzazione diffusa. Nelle piccole aziende prevale invece il padronato, ovvero l’improvvisazione gestionale e il potere accentrato del “capo padrone”, il titolare dell’azienda. I risultati di questo processo sono evidenti. Il livello delle prestazioni economiche, in Italia, nelle organizzazioni decresce giorno per giorno. Mentre i politologi e gli economisti si disinteressano del management, le nostre aziende hanno carenza di quel know how indispensabile per traghettare l’economia verso il nuovo millennio.
Il management oggi ha bisogno di una rivalutazione generale, ma che di un salto prestazionale. Deve abbandonare la logica rigida e asfittica che predomina nelle burocrazie e nei padronati, per aprirsi a nuove possibilità. Il management deve diventare adhocratico: partecipativo, orizzontale e interattivo.
Per capire l’evoluzione del management possiamo fare un paragone con le trasformazioni avvenute nell’architettura. Basta paragonare due famosi edifici, il Seagram Building di New York e il Guggenheim di Bilbao. Il primo edificio, ideato negli anni ‘50 dall’architetto Mies van der Rohe, nasce dalla perfezione dell’ordine, della linea retta e della stabilità. E’ sinonimo di razionalità e di massima efficienza. Il secondo edificio, invece, ideato quarant’anni dopo dall’architetto Frank Gehry, nasce dal caos, dalle linee curve e dalle armonie emergenti.
L’evoluzione dell’architettura va verso il dinamismo, la creatività e la complessità in divenire. Il management deve fare altrettanto. Deve abbandonare la logica cartesiana, il controllo esasperato e la dicotomia bianco e nero. Il management deve aprirsi all’innovazione organizzativa, valorizzando la cooperazione e le strategie di partnership. Le aziende devono diventare delle reti, interne e verso l’esterno. All’interno devono favorire il lavoro collegiale, i rapporti interfunzionali e le relazioni tra diverse unità di business. All’esterno le aziende devono privilegiare la cooperazione e l’integrazione con altre reti.
Il futuro è nei network, e ciò lo dimostrano le economie più potenti, come il Giappone negli anni ottanta, dove il legame sociale è il cardine dell’industrializzazione; oppure la Cina oggi, con le reti informali transazionali. Che dire poi dei network territoriali come il Baden-Wuttemberg tedesco o il cluster della coltivazione vinicola in California?
Per quanto riguarda le singole imprese, limitiamoci a citare la Gore & Associati e la Semco, delle vere e proprie reti organizzative di nuova generazione.

di Luigi Gentili

Be the first to comment on "Il management del nuovo millennio"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*