Il governo d’impresa: gli attributi per il successo

Nell’ambito della conduzione aziendale non bisogna assolutamente confondere il management, ossia l’attività di colui che conduce una determinata iniziativa, con la leadership, più specificatamente l’arte di chi immette le idee innovative ed è quindi capace di trasmetterle a quelli che lo coadiuvano in tali compiti. Ovviamente, come afferma Peter Drucker, è leader solo chi ha dei seguaci mentre le persone che non ne hanno non possono essere definite in tal modo.
Spesso viene posto il quesito se un individuo nasca con tali caratteristiche o se arrivi ad acquisirle dopo un congruo periodo di addestramento.
Per una aderente valutazione di quanto su esposto non appare superfluo effettuare una certa disamina del concetto.
Si potrebbero, in merito, analizzare le teorie di Ned Herrmann sulla predisposizione umana alla leadership, ove si attribuiscono vari colori ai quattro quadranti del cervello: la parte sinistra viene definita blu (logica/analitica) o verde (organizzata/ sequenziale), mentre la parte destra viene simbolicamente classificata gialla (intuitiva/visionaria) o rossa (interpersonale/emozionale).
Senza volersi troppo addentrare nei suddetti studi anatomici è comunque da ritenere che, pur riconoscendo i meriti dovuti ad un talento naturale, per ottenere doti di marcata leadership sia indispensabile prepararsi adeguatamente.
Ciò vale soprattutto nei periodi di crisi come quello che stiamo vivendo, dove nulla può essere lasciato all’improvvisazione. Quanto sopra, mentre appare sicuramente indispensabile per le grandi aziende, è utile anche per quelle piccole e medie (che in Italia, come noto, sono la stragrande maggioranza) in quanto ogni manager, qualunque sia la dimensione dell’iniziativa che dirige, deve essere in possesso di una accentuata leadership in modo da poter studiare attentamente il mercato con lo sguardo proiettato nel futuro.
Prendiamo ad esempio un’azienda italiana che, nata con caratteristiche artigianali, nel tempo sia diventata di medie dimensioni.
E’ noto che l’artigiano, pur essendo apprezzato per la sua abilità, è quasi sempre caratterialmente di poche parole e scarsamente incline ai rapporti umani. Pur essendo un discreto manager abituato a farsi obbedire dai propri collaboratori, l’artigiano potrebbe avere dei comportamenti che causano una limitata promozione del proprio lavoro così che, in caso di flessione nello specifico settore di mercato, l’azienda è destinata a cadere inevitabilmente in crisi.
Qualora invece l’artigiano fosse dotato di vera leadership e, in particolare, non mancasse la giusta interconnessione di tale caratteristica con i propri collaboratori, potrebbe tentare di dedicarsi all’export dei suoi prodotti in considerazione del fatto che il nostro Paese, pur nei momenti di sensibile diminuzione dei consumi interni, continua ad avere indiscutibili successi commerciale nelle esportazioni.
Per cui, come scrisse con indiscutibile lungimiranza il sociologo Luigi Gentili, appare indispensabile che “Nell’Era del Caos venga sempre innovata l’arte di dirigere”, per fare in modo che coloro i quali dirigono un’attività (di qualunque dimensione) siano sempre dotati di adeguata leadership.

di Angelo Brasi

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