La crescita in un’economia che cambia. Recensione al libro di Luigi Gentili

Il prof. Luigi Gentili è senza dubbio uno dei maggiori esperti di top management come evidenziato da molti suoi libri: “Innovare il management. L’arte di dirigere nell’era del caos”del 2009, “Elite dirigenti. I gruppi di vertice nel capitalismo olonico”del 2011 e “Lo shock politico. Reggere il confronto con l’economia” del 2011. A breve uscirà il suo nuovo libro “Ripartire dalla crescita. Le reti d’impresa per lo sviluppo economico” (Armando editore), in cui ha dimostrato di essere molto preparato anche in economia politica. Anzi in virtù di alcune felici intuizioni lui può forse collocarsi qualche passo avanti agli altri in quanto, nelle sue analisi, non dimentica mai di essere un sociologo perché sa bene che pure il più preparato in politica economica non potrebbe mai risultare all’altezza se non analizzasse con attenzione il sostrato sociale in cui si va ad operare.
Il fatto è che per il cittadino comune “l’economista puro”, viene visto a volte quasi come un commentatore sportivo in quanto molto spesso è bravissimo a giudicare solo dopo che l’evento si è verificato. Per tale motivo tocca al politico, con l’aiuto del sociologo, preparare il terreno fertile affinché le teorie economiche possano venir applicate e quindi migliorare la condizione di vita della popolazione. In tal senso Gentili cerca, perciò, di evidenziare le formule giuste per la politica e per l’economia tesaurizzando al massimo le esperienze passate.
E’ singolare il fatto che l’autore abbia iniziato il testo citando il premio Nobel, Kenneth Arrow il quale afferma che gran parte dell’arretratezza del mondo è determinata dalla sfiducia reciproca. Viene allora da pensare (ndr) che molto probabilmente non avevano torto due importanti personaggi politici italiani quando in un recente congresso (Palazzo Sturzo a Roma) teorizzavano sul fatto che la non completa missione dell’Euro sia stata determinata dalla nascita di tale moneta in un momento di reciproca sfiducia fra i vari Stati membri.
Anche all’interno del nostro Paese si nota che dove c’è cooperazione e fiducia nel vicino, ad esempio in Emilia Romagna, emerge un assetto economico decisamente favorevole. Diversa è invece la situazione dove prevalgono sentimenti di opposta matrice. L’autore nella fattispecie pone in evidenza che si arriva, in certe zone del nostro Meridione, perfino (cita in merito il politologo Edward C. Banfield) all’assurdo “familismo amorale”, secondo il quale ogni individuo estraneo al proprio nucleo familiare viene considerato un vero e proprio nemico da combattere.
Nel testo si fa presente, quindi, che ai giorni d’oggi sono indispensabili le cooperazioni dato che con il tramonto del comunismo (1989) è in pratica finito il capitalismo ed è nato il globalismo. In definitiva ove prima era sufficiente capitale, terra e lavoro, ora si considera indispensabile un altro elemento: la rete inter-organizzativa. Ogni prodotto ad esempio, un computer, viene assemblato da una miriade di fabbriche sparse fra i vari continenti ed inoltre vi sono aziende che riescono a condurre in porto transazioni economiche o finanziarie contattando istantaneamente l’altro capo del mondo.
L’autore ci tiene altresì a sottolineare che c’è sostanziale differenza fra sviluppo, elemento di lungo periodo di solito considerato nelle aree storicamente depresse (termine talvolta usato, però, anche per il mondo occidentale dopo la grave crisi del 2007) e crescita, che riguarda essenzialmente il breve periodo.
Con ”Ripartire dalla crescita. Le reti d’impresa per lo sviluppo economico”, si pone in risalto la necessità per il nostro Paese, di un cambiamento di rotta, dopo un tempo decisamente troppo lungo di recessione. Ora che si intravedono segnali, sia pur timidi, di ripresa con il P.I.L. positivo, bisogna saper sfruttare la favorevole circostanza e rimettere in moto l’economia.
Occasione irripetibile in quanto, proprio in questo momento ci sono anche ottimali fattori esterni che potrebbero essere di fondamentale aiuto come il basso costo del petrolio, il non elevato rapporto fra i nostri bond decennali con quelli tedeschi ed il quantitative easing che in qualche modo facilita le esportazioni europee verso il resto del mondo.
Quanto sopra, però, nell’auspicio che non si verifichino situazioni particolari come ad esempio bibliche immigrazioni ovvero ulteriori azioni cruente di terrorismo. In tal caso si arriverebbe a situazioni non immaginabili, con possibili casi di atteggiamenti perfino reazionari che porterebbero, ovviamente, a stravolgere i cardini delle economie democratiche, specialmente di quelle estremamente fragili come la nostra.
Concludendo occorre, però, essere ottimisti e non aspettarsi sempre il peggio anche perché i fatti dimostrano che bisogna pensare sempre in positivo. A conferma, in punto, sono stati pubblicati i dati di fine anno del 2015 ove si è notato che la citata crescita (più 0,7% del P.I.L.) seppur modesta, è stata lievemente superiore alle aspettative (le più rosee previsioni non arrivavano allo 0,6%) e si può pertanto affermare che l’ottimismo è il vero motore per il miglioramento della situazione finanziaria ed economica di una nazione.

di Angelo Brasi

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