Comunicare in tempi moderni: socialità vs solitudine

Ormai siamo invasi dalla tecnologia. Siamo passati dal semplice calcolatore elettronico a computers super tecnologici, tablet, smartphone. Si parla addirittura di occhiali che ci consentiranno di fare ciò che attualmente facciamo con gli smartphone. Questa ondata di tecnologia ci dà la possibilità di essere sempre aggiornati, su ogni cosa. Al tempo stesso però ha modificato la fisiologia umana, dal momento che ci fa pensare, sentire e sognare in modo diverso, influenza la nostra memoria, l’attenzione e i cicli del sonno. Tutto questo grazie alla neuroplaticità cerebrale, cioè alla capacità del cervello di modificare il proprio comportamento in base a nuove esperienze. Ovviamente oggi si elogiano gli effetti della tecnologia sul cervello, in quanto hanno una notevole capacità organizzativa sulle nostre vite e sono quindi in grado di liberare le nostre menti dal superfluo. Però di fronte a cotanta tecnologia diventiamo vulnerabili, ci lasciamo dominare invece di essere noi a dominarla in quanto permane una forte pressione al conformismo. Infatti, la maggior parte delle persone non ricorda il proprio numero di cellulare senza l’ausilio del proprio cellulare, ormai deleghiamo ogni cosa alle memorie digitali, come anche memorizzare fatti o eventi storici o altro. Non ci preoccupiamo di immagazzinare nuove informazioni, perché basta interrogare Wikipedia o Google per sapere quello che ci occorre. Quali conseguenze porterà questa perdita collettiva della memoria? Al momento possiamo affermare che ha paralizzato i nostri tempi di attenzione, riducendo la creatività e rendendoci impazienti. La tecnologia sta cablando il nostro cervello, ad esempio il “FOMO” (fear of missing out), cioè la paura di perdersi qualcosa, di essere tagliati fuori, di sentirsi esclusi, accompagnata da ansia, inadeguatezza e irritabilità che può prenderci mentre navighiamo nei social network, in quanto vedere tutte quelle immagini, video ecc. dei nostri amici che testimoniano di come passano le serate, nel momento in cui ci soffermiamo a guardare, i nostri pensieri si focalizzano sulla nostra assenza tra loro, e tanto più acuta sarà se si svolge nelle vicinanze, così improvvisamente la nostra serata sarà guastata da pensieri negativi, contenenti emozioni di rammarico per quello che avremmo potuto fare. Pertanto anziché renderci più sociali questi strumenti tecnologici possono accentuare un senso di solitudine di opportunità mancate. Ciò non riguarda solo la mondanità ma dilaga anche l’esibizione dei propri successi nella vita di coppia, negli studi, nell’attività professionale. Un tempo accadeva solo in determinati momenti, quando ci si incontrava con amici da molto tempo, ora bastano due click sul computer e /o smartphone per vedere la vita degli altri e sentirsi così costretti a far pensieri negativi circa la nostra esistenza facendo così paragoni che possono essere causa di emozioni stressanti o dolorose. Oltre al Fomo abbiamo la “sindrome da vibrazioni fantasma” cioè la sensazione fisica che il telefono stia vibrando, anche quando non è vero. Vi è l’insonnia, l’alterazione dei ritmi circadiani provocati dalle luci emesse da portatili, smartphon e tablet, poca memoria e scarsa capacità di concentrazione. Abbiamo minori capacità visive in quanto uno studio ha provato che i videogiochi, soprattutto quelli in prima persona, implementano i processi decisionali e le capacità visive, soprattutto le capacità di attenzione visuo-spaziale, minor controllo degli impulsi inibendo così la capacità dei giocatori di tenere a freno il comportamento impulsivo e aggressivo. Nonostante ciò i social network ci rendono più “creativi” in quanto richiedono agli utenti di interagire con testi immagini e video, un modo diverso di entrare nella comunicazione che la televisione non fa. Rispetto alle generazioni attuali, noi siamo degli “immigrati digitali”, passati dall’epoca dei cinema drive, delle uscite dopo la scuola ecc. ad un’epoca super tecnologica. Siamo ibridi e facciamo fatica ad adattarci rispetto agli adolescenti nati in questa era che, nonostante si muovano faticosamente tra le regole che impone questo nuovo mondo, aderiscono in modo naturale alle sue regole perché è il loro mondo, l’unico che conoscono. All’interno di esso costruiscono le loro personalità e identità, ma soprattutto l’opportunità di partecipare alla vita pubblica. Tutto ciò di riscontro genera ansia negli adulti in quanto, trapiantati forzatamente in questo mondo per via del conformismo, non sanno come gestire i loro figli. Tutto ciò ci porterà verso una maggiore socialità o verso una solitudine spietata?

di Simona Di Paolo

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